Non esistono parole al mondo che non siano state già scritte, all'Alba dei Tempi.......PAROLE SCOLPITE negli anfratti più profondi del cuore della Terra, nelle pieghe più morbide e levigate dell'intero universo, tra le radici della natura o tra i voli di ali celesti. Solo lo scrittore, come saggio e vecchio geografo, le sa cercare, comprendere e disegnare in pagine di eterna memoria......

I miei libri

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lunedì 16 aprile 2018

Amoris laetitia? I sacramenti ridotti a morale

Su 'Amoris laetitia' si è ormai detto di tutto e il contrario di tutto, tanto che tornare a parlarne sembra stucchevole. Tuttavia è innegabile che lì, specialmente nel capitolo VIII, c’è un nodo irrisolto, la cui portata va ben oltre la questione della possibile ammissione alla comunione eucaristica dei divorziati risposati.
Merita quindi attenzione Amoris laetitia? I sacramenti ridotti a morale (La Fontana di Siloe, 192 pagine, 19,50 euro), libro nel quale Giulio Meiattini, monaco dell’abbazia benedettina Madonna della Scala (Noci) torna a interrogarsi sul documento papale  e lo fa introducendo una questione che, anche per chi non è teologo ma semplice fedele, appare come quella veramente sostanziale.
Scrive dunque Meiattini: «Il  vero nodo problematico, nel capitolo VIII di 'Amoris laetitia', è il seguente: il “metodo” morale del discernimento, basato sul rapporto fra norma e attenuanti soggettive, è del tutto insufficiente a corrispondere alle esigenze di un’etica fondata sul liturgico-sacramentale».
Ciò che l’autore sottolinea è che nel proporre una  nuova disciplina circa i divorziati risposati 'Amoris laetitia'  punta tutto sulla morale, senza minimamente prendere in considerazione l’aspetto sacramentale del matrimonio, che in fin dei conti, da una prospettiva teologica cattolica, dovrebbe essere quello più importante e decisivo. «La morale del discernimento e del “caso per caso”, che l’esortazione pontificia propone, mostra una debolezza originaria: lo sradicamento della morale matrimoniale dal suo naturale terreno liturgico-sacramentale».
 
Proprio perché il capitolo VIII di 'Amoris laetitia' è tutto pensato in modo morale, «senza tener conto della mediazione del sacramento», la prassi sacramentale (cioè se assolvere e ammettere alla comunione) viene affrontata in modo riduttivo e sostanzialmente sbagliato.
 
Meiattini scrive che «gli argomenti teologico-morali sviluppati nel capitolo VIII, pur toccando la vita matrimoniale, non tengono abbastanza conto della teologia del sacramento in questione, anzi la trascurano completamente». In 'Amoris laetitia' si assiste «ad una riduzione morale della forma sacramentale  o, se si preferisce, ad un oblio di fatto della teologia del sacramento, in luogo della quale si installa una teologia della coscienza etica», e questo è il vero punto debole del documento.
 
Di qui due domande irrinunciabili: «AL prende sul serio il principio che tutta la vita della Chiesa trova il suo culmine e la sua origine nell’azione liturgica, principalmente eucaristica? AL applica metodologicamente questa intuizione madre allo specifico della pastorale del matrimonio e dei coniugi, che è una questione di pastorale sacramentale?».
La risposta è purtroppo negativa, perché 'Amoris laetitia' sembra semplicemente ignorare che il matrimonio cristiano è un sacramento della Chiesa e dunque può essere compreso, anche nelle sue inevitabili implicazioni morali e pastorali, solo alla luce della teologia liturgica e sacramentaria.
 
L’autore, con puntigliosità ma anche con il grande sforzo di rendersi il più possibile divulgativo, passa in rassegna i contenuti del documento e il modo in cui è stato presentato da autorevoli esponenti della Chiesa. Inoltre esamina con attenzione l’interpretazione dei vescovi argentini della circoscrizione di Buenos Aires, che il papa stesso ha definito l’autentica interpretazione del testo, tanto da inserirla negli Acta Apostolicae Sedis insieme alla sua lettera di apprezzamento e approvazione. Peccato che il documento dei vescovi argentini sia pieno di inesattezze e imprecisioni, così da introdurre nuove dosi di confusione. Ma il vero problema è che sia l’interpretazione dei vescovi sia la lettera del papa sono contraddittorie perché pretendono di stabilire punti fermi quando, puntando tutto sull’aspetto pastorale e discrezionale della questione, si pongono su un piano per sua natura opinabile. Infatti il «coscienzialismo»  messo al centro dal capitolo VIII, ovvero il primato della coscienza attraverso il discernimento, «è privo di ogni aggancio all’oggettività sacramentale». In altre parole, se si  mette al primo posto il discernimento, per cui non esiste norma generale vincolante ma ogni caso è a sé, non  riconducibile a criteri oggettivi ed ecclesialmente verificabili, finisce che si sanziona il totale distacco tra coscienza e sacramento.
 
All’interno di questa riflessione Meiattini segnala poi il problema del male oggettivo, il quale, anche in mancanza di imputabilità soggettiva, resta comunque tale e nuoce sia spiritualmente sia moralmente, come Giovanni Paolo II dice chiaramente in 'Veritatis splendor'. Stando così le cose, ci si domanda come AL possa affermare il contrario, e cioè che in una situazione si peccato grave si può anche «crescere nella vita di grazia e di carità». Ora, «affermare che pur permanendo in un’unione che Gesù ha definito adulterina, o che contraddice la fedeltà coniugale, si possa vivere e addirittura “crescere” nella grazia di Dio, è un’affermazione quanto meno azzardata. Essa non è pertinente solo all’ambito pastorale e disciplinare, ma in primo luogo alla teologia della giustificazione e della grazia a tutti gli aspetti dottrinali ad essa congiunti. Dove la tradizione permette un simile insegnamento? A quali fonti si può appellare un simile insegnamento?». Senza contare che «restringere tutto a una questione di imputabilità soggettiva riporta a una concezione giuridica della grazia».
 
L’autore non esita a dire che ci troviamo di fronte a un «vizio di fondo» da cui 'Amoris laetitia' non esce perché, così com’è concepita, non può uscirne. «Un incidente stradale causato da un non colpevole malore non fa cambiare le conseguenze nefaste dell’incidente stradale né la natura patologica del malore».
Meiattini ci perdonerà la semplificazione del suo pensiero, ma si può dire che in 'Amoris laetitia' c’è l’etica, non il sacramento, c’è la coscienza, ma non la legge divina, c’è l’antropologia, ma non la teologia, c’è l’uomo, ma non Dio.  Ma «una teologia morale del matrimonio  non può procedere etsi sacramentun non daretur», ovvero come se il sacramento non ci fosse. E «questa è una carenza teologica grave». «Che la colpevolezza e l’imputabilità in generale dipendano anche dalle attenuanti è innegabile, ma questo lo può sapere chiunque, anche senza bisogno della fede, perché si tratta di un criterio prudenziale generalmente condivisibile», ma se parliamo di fede non si può prescindere dal sacramento con tutto ciò che stabilisce e tutto ciò a cui vincola. Non è possibile attribuire alla logica umana del discernimento la responsabilità di dire l’ultima parola sul sacramento. In realtà è vero il contrario: è il sacramento che deve fornire il quadro entro il quale situare e valutare i criteri antropologici, psicologici e situazionali.

In 'Amoris laetitia' insomma c’è una preoccupante riduzione moralistica del sacramento. Una scelta forse non del tutto consapevole, ma non per questo meno grave. E come è possibile arrivare a sostenere (si veda qui anche la critica mossa dal professor Josef Seifert) che può essere Dio stesso a chiedere di vivere una relazione difforme da quella da Lui stabilita e comandata? Eppure Amoris laetitia lo dice, dimostrando fino a che punto si spinge nel mettere le pretese umane al posto della legge divina. Ma lungo questa via è l’intera morale cristiana a essere divelta.
 
Infine, che la dimensione liturgica e sacramentale del matrimonio in 'Amoris laetitia' sia completamente trascurata è dimostrato dal fatto che nel documento la lettura della celebrazione del rito del matrimonio è minimalista. C’è qualche accenno di natura devozionale, ma nient’altro. «Un approccio davvero striminzito!», perché «ancora una volta l’immediatezza morale, l’antropologico, prende il sopravvento sulla lex credendi et vivendi inclusa nella lex orandi».
 
Un libro, quello di Giulio Meiattini, tutto da leggere, così come la sua critica, proposta in appendice e già apparsa nel blog Settimo cielo di Sandro Magister, dei famosi quattro principi («il tempo è superiore allo spazio», «l’unità prevale sul conflitto», «la realtà è più importante dell’idea», «il tutto è superiore alla parte») che Francesco mette al centro di 'Evangelii gaudium' ma che, a un’attenta analisi filosofica, risultano inconsistenti e privi di fondamento, così da costringere l’autore a rilevare che «dai pronunziamenti magisteriali sarebbe da attendersi un linguaggio più sorvegliato e una maggiore lucidità di pensiero».
 
In 'Evangelii gaudium' il papa sostiene che è più importante «avviare processi che occupare spazi». Ora, qualunque cosa si voglia intendere con questa affermazione, si può dire che 'Amoris laetitia' di processi ne ha avviati molti, forse fin troppi, sotto forma di dispute, polemiche, polarizzazioni, interpretazioni spesso opposte. Ma, alla fine, per arrivare a che cosa? «Che si tratti di processi virtuosi – osserva Meiattini – questo finora nessuno può dimostrarlo. Personalmente ritengo che non fossero questi i processi che oggi maggiormente serviva attivare per il bene della famiglia». Purtroppo il vero, urgente processo che la Chiesa avrebbe bisogno di avviare, e cioè «generare alla fede e alla vita cristiana degli autentici credenti attraverso il  battesimo e l’iniziazione cristiana» sembra interessi a ben pochi.
 
Dal blog di Aldo Maria Valli
 

lunedì 4 luglio 2016

CONCEIVED IN LIBERTY



“CONCEIVED IN LIBERTY”
la contro-rivoluzione americana del 1776
autore Beniamino Di Martino

L’indipendenza delle colonie americane proclamata il 4 luglio 1776 è uno dei più grandi eventi della storia degli ultimi secoli. Esso rappresenta il perfezionamento della rottura tra la ricerca della libertà simboleggiata dall’approdo dei pellegrini del Mayflower sul Nuovo Mondo e il vortice ideologico a cui si auto-condannava il Vecchio Continente. I popoli delle colonie avevano, poi, potuto prosperare grazie al modo con cui la politica assolutista della madrepatria trascurò il controllo nei nuovi insediamenti: un “salutare oblio” da parte del governo che dimostra come lo sviluppo sia assicurato dall’intraprendenza individuale quando questa è libera dal gravame della politica. La resistenza a questo peso tirannico, manifestato dall’imposizione fiscale, è la cifra per intendere la forza che una società composta da uomini liberi è in grado di esprimere. Il rispetto per le libertà individuali e la difesa della proprietà privata, infatti, hanno contrassegnato, per l’America, un cammino di benessere e progresso, un cammino da cui l’Europa nel 1789 volle ulteriormente allontanarsi.   
 
 
"Gli Stati Uniti, illustra bene don Di Martino, furono l’effetto di una guerra d’indipendenza (una “guerra civile” all’interno dell’impero britannico) e non di una rivoluzione. Non ebbero nulla a che spartire con lo spirito giacobino che invece travolgerà la Francia. L’idea di governo che ne sorse fu agli antipodi dell’idea di Stato nata dalla Rivoluzione Francese. Se e quando i suoi dibattiti furono interessati dalla cultura illuministica, l’influenza fu più “d’ambiente” che d’ideologia (si è più figli del proprio tempo che dei propri padri, dice il pensatore cattolico colombiano Nicolás Gómez Dávila [1913-1994]).
Le sue dinamiche si svolsero certamente dentro il retaggio della rivoluzione protestante (e questo, nell’epoca coloniale, comportò anche la persecuzione di certi cattolici), ma ciò significa che furono anche una “guerra civile” fra protestanti (....)
 
"L’indipedenza dalla Gran Bretagna non fu lo scopo della rivolta dei coloni nordamericana, ma divenne il mezzo estremo concreto per ri-stabilire il primo principio non negoziabile: che la libertà è un diritto inalienabile dell’essere umano e tale perché conferito da Dio attraverso la creazione di una natura umana inalterabile (sono parole della Dichiarazione d’indipendenza del 1776), un diritto che precede qualsiasi costruzione o logica umana e che non è riducibile da alcun potere, Stato, forza.
È stato per effetto di questa nascita eccezionale che la Chiesa Cattolica è potuta diventare il sale della Terra americana. Il mondo nato dalla Rivoluzione Francese ha voluto invece affermare il contrario, facendo dell’uomo uno strumento fungibile dello Stato e del potere qualunque esso sia."
 
MARCO RESPINTI SU lanuovabq.it

lunedì 20 ottobre 2014

Beato Rolando Maria Rivi, il martire bambino


Rolando Maria Rivi, nasce a San Valentino, frazione di Castellarano (Reggio Emilia) il 7 gennaio del 1931 in una famiglia profondamente cattolica. All’inizio di ottobre del 1942, terminate le scuole elementari, entra nel Seminario di Marola (Carpineti, Reggio Emilia) e vi rimane fino al 1944, perché, in seguito all'occupazione tedesca del paese, fu costretto a ritornare a casa. Continuò però a sentirsi seminarista e a indossare l'abito talare, nonostante il parere contrario dei genitori preoccupati per i gesti di odio antireligioso diffusi nella zona.  Il 10 aprile 1945 un gruppo di partigiani comunisti lo rapì. Mentre i genitori si recavano a lavorare nei campi, Rolando prese i libri e si allontanò, come al solito, per studiare in un boschetto, lì lo sorpresero i partigiani che gli tolsero la talare e lo torturarono. Rimase tre giorni loro prigioniero, subendo offese e violenze; poi lo condannarono a morte. Lo condussero in un bosco, presso Piane di Monchio (Modena), gli fecero scavare la sua fossa, fu fatto inginocchiare sul bordo e gli spararono due colpi di rivoltella, una al cuore e una alla fronte. Poi, della sua nera e immacolata talare, ne fecero un pallone da prendere a calci. Era venerdì 13 aprile 1945. Il suo corpo venne trovato quattro giorni dopo; aveva il volto coperto di lividi, il corpo martoriato e due ferite da arma da fuoco.
«Domani un prete di meno» questa la motivazione che venne data dal commissario politico della formazione partigiana garibaldina che uccise nel 1945 il seminarista Rolando Rivi di appena 14 anni.
"Beato Rolando Maria Rivi. Il martire bambino", il libro di Andrea Zambrano
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"Beato Rolando Maria Rivi. Il martire bambino", il libro di Andrea Zambrano
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Da allora la vicenda di Rolando Rivi è stata relegata in un ingiustificato oblio e la sua uccisione archiviata dalla vulgata come un delitto privato, fino a quando, dopo molti anni, la sua tomba è diventata meta di pellegrinaggi ed una guarigione miracolosa ne ha riportato in primo piano il martirio. Il 28 marzo 2013, ad appena sette anni dall'apertura della causa di beatificazione, papa Francesco ne ha riconosciuto il martirio in odium fidei. Il 5 ottobre 2013 Rolando Maria Rivi viene proclamato beato della Chiesa. Il suo sacrificio apre uno squarcio sui delitti del Triangolo della morte, che hanno avuto come vittime preti e religiosi in vista di un'imminente rivoluzione comunista.
 
 Il libro di Andrea Zambrano, edizioni Imprimatur,  affronta la storia di Rolando raccontando, documenti e testimonianze inedite alla mano, il pesante clima in cui il giovane seminarista si trovò a vivere e a testimoniare la sua fede. Un clima che il Pci e la vulgata resistenziale continuarono ad inquinare nonostante tre sentenze di un tribunale italiano che sancirono come Rolando non fosse una spia dei nazifascisti, ma venne ucciso per l'adesione alla sua fede in Cristo. Il lavoro di Zambrano cerca anche di dare risposte a quelle domande, spesso scomode, che hanno attanagliato la Chiesa reggiana che ha compiuto un lungo cammino di catarsi per accettare questo martirio e promuoverlo anche nel culto pubblico, lasciandosi alle spalle anni di compromessi nel nome della riconciliazione e un diffuso sentimento di disinteresse, se non di ostilità dettata da disinformazione e depistaggi, nei confronti del giovane martire. (Walter Santi su http://www.lanuovabq.it/)

giovedì 28 agosto 2014

Le confessioni

"Le confessioni" di Sant'Agostino, opera scritta tra il 397 e il 400 d.C, sono uno dei massimi capolavori della letteratura cristiana. Di carattere autobiografico, esse si suddividono in tredici libri nei quali il Santo confessa i propri peccati e rende grazie a Dio per averlo liberato dal male. L'autore descrive gli eventi principali della propria esistenza, analizzando così i passi che lo hanno portato a diventare un vero cristiano. I primi nove libri sono totalmente inerenti ad esperienze di vita, mentre gli ultimi quattro riguardano principalmente diverse concezioni filosofiche come: l'essenza del tempo e l'origine dell'uomo. Con Dio c'è un continuo dialogo, attraverso il quale Agostino racconta come sia giunto alla fede e percorrendo quali strade sia arrivato alla verità. Il racconto parte dall'infanzia, dai primi peccati commessi che egli vede anche negli altri bambini. Sin da piccolo è sempre stato attirato dalla dicotomia bene-male, arrivando a provare ogni dissolutezza per poi abbracciare il manicheismo, inizialmente unica sua vera fede. D'importanza vitale sono il viaggio a Milano e l'incontro con Ambrogio che lo guiderà alla conversione cristiana. Negli ultimi libri dell'opera, Sant'Agostino approfondisce il tema della Creazione.

martedì 10 giugno 2014

I doni dello Spirito Santo

Un classico della spiritualità cristiano-cattolica scritto da dom Prosper Guéranger ed edito da Queriniana Editore, che propongo a pochissimi giorni dalla Pentecoste, con la speranza che possa accompagnarci nella meditazione sulla terza Persona della Santissima Trinità e sui doni che da questa scaturiscono per tutti coloro che aprono il cuore alla potenza rigenerante del Signore. Dom Prosper è stato l'abate che ha dato lustro all'Ordine Benedettino riportandolo in Francia dopo le persecuzioni e la chiusura delle grandi Abbazie (Cluny, Solesmes, San Mauro, dei Santi Vitone ed Idulfo) subite durante la rivoluzione francese, con la fondazione della Congregazione di Francia dell'Ordine di San Benedetto e con la ricostituzione dell'Abbazia di Solesmes l'11 luglio 1833.  

lunedì 20 gennaio 2014

Vangeli delle Domeniche

Vangeli delle Domeniche è frutto di una serie di omelie predicate da Padre Cornelio Fabro alla Radio italiana (Programma nazionale) negli anni 1954-1955. Il volume, che vide la luce per la prima volta nel 1959, si presenta privo di note, tuttavia, prende la maggior parte delle citazioni e degli accenni, argomentativi o esplicativi, dalla Sacra Scrittura, particolarmente dai Vangeli, e dalla letteratura agiografica.
 Con la lettura di Vangeli delle Domeniche si intuisce la profonda conoscenza non soltanto intellettuale, ma soprattutto esperienziale, che Fabro ha sia di Cristo, sia dell’uomo e, dall’inizio alla fine del volume, si avverte una continua «tensione» tra Dio e l’uomo, tra grazia e libertà. (www.corneliofabro.org)
 
Indice generale
Avvertenza
Domenica I di Avvento
Domenica II di Avvento
Domenica III di Avvento
Domenica IV di Avvento
La Natività del Signore
Domenica fra l’ottava della Natività del Signore
Circoncisione di nostro Signore
Festa del SS. Nome di Gesù
Epifania del Signore
Festa della Sacra Famiglia
Domenica II dopo l’Epifania
Domenica III dopo l’Epifania
Domenica IV dopo l’Epifania
Domenica V dopo l’Epifania
Domenica VI dopo l’Epifania
Domenica di Settuagesima
Domenica di Sessagesima
Domenica di Quinquagesima
Domenica I di Quaresima
Domenica II di Quaresima
Domenica III di Quaresima
Domenica IV di Quaresima
Domenica di Passione
Domenica delle Palme
Pasqua di Resurrezione
Domenica in Albis
Domenica II dopo Pasqua
Domenica III dopo Pasqua
Domenica IV dopo Pasqua
Domenica V dopo Pasqua
L’Ascensione del Signore
Domenica fra l’ottava dell’Ascensione
Domenica di Pentecoste
Festa della SS. Trinità
Festa del Corpus Domini
Domenica II dopo Pentecoste
Domenica III dopo Pentecoste
Domenica IV dopo Pentecoste
Domenica V dopo Pentecoste
Domenica VI dopo Pentecoste
Domenica VII dopo Pentecoste
Domenica VIII dopo Pentecoste
Domenica IX dopo Pentecoste
Domenica X dopo Pentecoste
Domenica XI dopo Pentecoste
Domenica XII dopo Pentecoste
Domenica XIII dopo Pentecoste
Domenica XIV dopo Pentecoste
Domenica XV dopo Pentecoste
Domenica XVI dopo Pentecoste
Domenica XVII dopo Pentecoste
Domenica XVIII dopo Pentecoste
Domenica XIX dopo Pentecoste
Domenica XX dopo Pentecoste
Domenica XXI dopo Pentecoste
Domenica XXII dopo Pentecoste
Domenica XXIII dopo Pentecoste
Domenica XXIV dopo Pentecoste
Festa di S. Giuseppe
Festa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo
Festa di tutti i Santi
La parabola dell’amico importuno
Beati i pacifici
Indici, avvertenze e note
Indice dei nomi
Tabelle Complementari
Avvertenze generali sulle Opere Complete di Cornelio Fabro
Avvertenze riguardanti il volume
Avvertenze sulle note al testo
Note al testo
Indice generale