Non esistono parole al mondo che non siano state già scritte, all'Alba dei Tempi.......PAROLE SCOLPITE negli anfratti più profondi del cuore della Terra, nelle pieghe più morbide e levigate dell'intero universo, tra le radici della natura o tra i voli di ali celesti. Solo lo scrittore, come saggio e vecchio geografo, le sa cercare, comprendere e disegnare in pagine di eterna memoria......

I miei libri

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lunedì 29 gennaio 2018

Silvana De Mari: una chiacchierata al profumo di tè


Da un'autrice che ama gli scrittori inglesi Tolkien e Lewis cosa mi sarei dovuta aspettare se non un'intervista fatta davanti ad un'ottima tazza di tè e per giunta affumicato? Come voi sapete io amo molto il tè, non di meno leggere i libri di Tolkien e Lewis (ed anche quelli della nostra scrittrice, ovviamente!), che di tè se ne intendevano, sapete anche che mi piace molto leggere il genere epico, fantasy come dicono Oltreoceano, dunque la piacevolissima chiacchierata, pensata apposta per voi, per farvi conoscere una scrittrice famosa, del genere epico appunto, mi ha suscitato emozione ed un profondo senso di stima e di gratitudine. Ringrazio Silvana De Mari che mi onora della sua amicizia e che mi ha dato la possibilità di poter condividere con voi, cari lettori, un momento intenso e davvero speciale. Così, sprofondata in una comoda poltrona di pelle scura, in una accogliente e raccolta stanza che sa di famiglia e di condivisione e dove domina una fornitissima libreria, avvolta dal profumo penetrante e dal sapore robusto del tè affumicato, impressionata dalla bellezza della casa immersa nella quiete della collina, ancora avviluppata nel gelo dell'inverno, con una serie di semplici domande, inizia la nostra conversazione:
 
1- Domanda:
Silvana, la cosa che sempre mi incuriosisce sapere di uno scrittore o di un artista in genere è come nasce, come si forma e perché inizia a scrivere.
 
Risposta:
Il mio desiderio di scrivere è nato quando ero bambina, a causa dei trasferimenti per il lavoro di mio padre, ogni due tre anni cambiavo città, quindi ero sempre sola, ero sempre senza amici, non conoscevo nessuno ed i libri invece erano degli amici che erano sempre presenti, quindi in quel periodo ho cominciato a sognare anch'io di essere un raccontatore di storie.
 
2- Domanda:
Le tue storie ed i tuoi personaggi invece come prendono forma?
 
Risposta:
In genere mi vengono sempre in mente nel momento in cui sto leggendo o studiando di storia, io sono un appassionato di storia, in particolare di storia del XX secolo e mentre leggo mi viene in mente la possibilità di trasportare le stesse linee di quello che sto leggendo in un'ambientazione fantastica, così da poterne parlare ma restando su un piano di leggerezza.
 
3- Domanda:
Le tue storie nascono dalle tue letture, ma ti ispirano anche i fatti della vita quotidiana?
 
Risposta:
Anche cose di vita quotidiana, su questo c'è il grosso vantaggio di essere medico, per cui persone vengono a raccontarmi la loro storia.
 
4- Domanda:
Sei credente, anche se da non molto tempo, quanto incide adesso la fede nei tuoi racconti e nei tuoi personaggi?
 
Risposta:
Incide molto! Adesso ho una fede manifesta, io sono stata atea dell'età di 11 anni all'età di 50 anni, più o meno, poi c'è stato un rientro molto lento e progressivo, ma credo che incida in quello che possiamo definire, mettendolo tra virgolette, il 'lieto fine', dico mettendolo tra virgolette perché a volte un personaggio molto importante, un personaggio amato, addirittura il personaggio principale muore, ma muore comunque nella luce, con una morte che ha un senso, con una morte che spalanca l'ingresso al bene nella storia, che spalanca lui l'ingresso nell'eternità. 
 
5- Domanda:
Quindi i tuoi personaggi vogliono consegnare un messaggio a tutti coloro che ti leggono? 
 
Risposta:
Certo, questa era l'idea! Il messaggio è soprattutto quello del valore della vita ma anche il messaggio del valore della morte.
 
6- Domanda:
Prima della tua conversione ciò che raccontavi poteva rappresentare per te un rifugio, un sognare ad occhi aperti la vita di stabilità che non avevi, visto che viaggiavi molto? Cosa desideravi trasmettere?
 
Risposta:
No, ho sempre voluto trasmettere lo stesso messaggio, quindi credo che fosse una specie di fede inconscia ma che cominciava a saltar fuori. Il mio libro più ferocemente e sicuramente anticlericale ed anti ecclesiale è 'Il cavaliere, la stella, la morte e il diavolo' che raccoglie i miei vecchi racconti, chi l'ha letto si renderà conto che c'è proprio la tipica rappresentazione, l'inquisizione ecc...., ma anche lì, c'è un racconto 'L'ultimo esame' di un padre disperato per la morte del figlio e questo racconto è stato inserito in una tesi di laurea in teologia sulla presenza in letteratura dello Spirito Santo che entra nella storia. Affianco ad autori molto alti, era stato messo anche questo racconto di questo padre disperato, un uomo ateo che, ad un certo punto, addirittura in questa sua disperazione bestemmia, ma che alla fine del racconto dice la frase: "Prima o poi riuscirò a ringraziare Dio di avermi dato Stefano".
 
7- Domanda:
Quale dei tuoi personaggi pensi ti assomigli di più o ti piace di più rispetto ad altri?
 
Risposta:
Il personaggio che mi assomiglia è Rosalba, di lei io non ho evidentemente la sua fisicità, lei è un'atleta, almeno nella prima parte della sua vita, io ho i suoi stessi scatti di collera, che qualche volta mi portano anche ad essere ingiusta. Il personaggio che ho amato di più invece è sempre stato Rankstrail, ma adesso è stato sostituito da Arduin. Arduin è l'Orco che combatte per gli uomini, contrariamente a Rankstrail che un'etica ce l'ha, perché gliel'han data sua madre e l'uomo che gli ha fatto da padre, Arduin anche l'etica se la deve costruire da zero.
 
8- Domanda:
La tua fede ritrovata, che però custodivi dentro di te, nel tuo cuore seppur inconsapevolmente, pensi ti abbia dato qualcosa di più, uno stimolo in più per scrivere le tue storie, confrontandoti con l'esempio di altri scrittori cattolici?
 
Risposta:
Sicuramente! Con Tolkien col 'Signore degli Anelli', anche con 'Le cronache di Narnia' di Lewis, anche lui ex-ateo che racconta la sua conversione in un libro dal titolo bellissimo 'Sorpreso dalla gioia'.
Penso che sia fondamentale, in maniera da avere chiare le idee, che la vita non è un ammasso casuale di atomi, dove un dolore inutile si rincorre con la disperazione, ma che tutto avvenga all'interno di una creazione. Una creazione dove è stata data la libertà di fare il male, quindi esiste il male ed esiste il dolore, perché se il male ed il dolore non esistessero non potrebbe esistere la libertà, ma è tutto all'interno di uno sguardo e dove la morte quindi non è la fine ma è il passaggio all'eternità.

9- Domanda:
Parlando di libri che autori preferisci leggere e che ti possano essere utili come fonte d'ispirazione?
 
Risposta:
Ovviamente Tolkien, Dante, Manzoni, mi rendo conto che sono tutti cattolici, molto anche Guareschi da cui ho preso l'ironia e Chesterton.

10- Domanda (Questa più che una domanda è un piccolo vezzo di donna curiosa, perdonatemelo!):
La tua famiglia ti supporta nel tuo lavoro?
 
Risposta:
La mia famiglia mi sopporta e questo vuol dire supportarmi!

11- Domanda:
Siamo alla fine della nostra chiacchierata, desideri aggiungere qualcosa?
 
Risposta:
Sono usciti due libri 'Arduin il rinnegato' che è un libro molto bello, ma che sconsiglio al di sotto dei 13 anni perché è estremamente violento; invece una storia più mite e graziosa che è 'La nuova dinastia', ma sono ambedue storie di formazione di due persone che devono combattere oltretutto soli contro tutti, combattere contro la propria gente pur di fare il bene, quindi ci sono delle linee di similitudine e sono due libri che amo molto.

12- Domanda (Questa più che una domanda è una richiesta):
Un messaggio per i lettori del mio blog?
 
Risposta:
Non abbiate paura perché siamo sotto lo sguardo di Dio!

mercoledì 5 luglio 2017

La nuova Chiesa di Karl Rahner

E' stato pubblicato il nuovo libro del Prof. Stefano Fontana dal titolo  “La nuova Chiesa di Karl Rahner. Il teologo che ha insegnato ad arrendersi al mondo”
Per le Edizioni 'Fede & Cultura' -  2017, pp. 109, euro 13,00
 
Ecco una lunga ma ben articolata presentazione da parte di Silvio Brachetta, pubblicata sul sito VitaNuovaTrieste: 
 
Il cardinale Giuseppe Siri aveva riassunto nella «concezione del soprannaturale non-gratuito» il nucleo dell’errore teologico di Karl Rahner. Lo scrive in 'Getsemani', nel 1980, per i tipi della Fraternità della Vergine Maria. In altre parole, per Rahner il soprannaturale è legato «necessariamente» alla natura umana: ma, in questo caso, la grazia non sarebbe più gratuita; non sarebbe più un dono; non potrebbe più essere accettata o rifiutata liberamente dall’uomo. Insomma, una sorta di soprannaturale imposto da Dio all’uomo. Una gratuità obbligatoria.
 
Se fosse vero quanto sostiene Rahner – afferma Siri – si giungerebbe «all’inutilità dell’atto di fede», poiché «nella mia essenza c’è Dio». Non devo accettarlo o rifiutarlo: Dio fa già parte di me, che lo voglia o meno. Il teologo tedesco non si rese conto, evidentemente, che con tale assunto «tutti i principi, tutti i criteri e tutti i fondamenti della fede» sono stati «messi in questione e si sfaldano».
Ma il problema non è l’opinione di un teologo eterodosso. È dimostrabile che le suggestioni rahneriane abbiamo coinvolto e sovvertito gran parte della teologia degli ultimi sessant’anni. Rahner «sembra aver vinto», scrive Stefano Fontana nel suo ultimo saggio, dedicato al «teologo che ha insegnato» alla Chiesa «ad arrendersi al mondo». Non è un’esagerazione: «da un’inchiesta – scrive Fontana – condotta nell’immediato postconcilio alla Pontificia Università Lateranense emerse che per i seminaristi, che lì studiavano teologia, il più grande teologo cattolico di tutti i tempi fosse non San Tommaso d’Aquino o Sant’Agostino, ma Karl Rahner».
 
Un Dio atematico
Fontana descrive la parabola del pensiero rahneriano inserita fatalmente nel metodo moderno di fare filosofia e, quindi, teologia. È un metodo che Fontana aveva anche già esposto nel suo saggio precedente “Filosofia per tutti” (Fede & Cultura, 2016) e che consiste nell’assumere, di volta in volta, una certa forma del «trascendentale moderno»: il filosofo o il teologo della modernità, cioè, non concepisce più un rapporto diretto con la realtà da conoscere, ma pensa che «l’uomo veda il mondo attraverso degli occhiali dai quali non può liberarsi». Questi occhiali sono le forme a priori della conoscenza di un qualsiasi oggetto, che però lo modificano e lo limitano, rendendo impossibile ogni certezza o conclusione su di esso. L’oggetto della conoscenza diviene così, fosse un tavolo o Dio stesso, mai completamente comprensibile, mai conosciuto con sicurezza.
Rahner non fugge da questa prassi e da questa logica. Il paio di occhiali con cui legge ogni aspetto della realtà (Dio compreso) si chiama – scrive Fontana – «buco della serratura». Ogni pensatore della modernità ha, in fondo, un suo apriorismo gnoseologico. Quello di Rahner è tale per cui «Dio si rivela nel buio che precede e circonda il buco della serratura». Si rivela in modo atematico, cioè privo di contenuti. Quello al di là del buco, invece, è il mondo dell’esperienza, delle parole umane. Ma che rapporto possono avere quest’esperienza e queste parole con la verità? Un rapporto equivoco, fatto di dubbio e d’incertezza, perché ogni criterio di giudizio è colto al di qua della serratura, dove mi trovo io e si trova Dio, ma dove c’è solo silenzio e buio. È come misurare delle lunghezze con un metro deformato. Non si potrà mai pervenire all’estensione delle cose, per via di un difetto iniziale dovuto allo strumento di misura. Le cose corrispondono alla realtà oggettiva e lo strumento deformato sta nell’uomo, che è la realtà soggettiva.
Rahner trae queste convinzioni dall’apriorismo di Kant, ma è soprattutto in Heidegger che fonda la propria gnoseologia: precisamente nel principio – scrive Fontana – secondo cui «l’uomo, che si chiede cosa sia l’essere, è dentro il problema e quindi non c’è conoscenza di un oggetto che non sia anche soggettiva». Si tratta di una resa incondizionata all’opinione, al «punto di vista» personale. Se, inoltre, il soggetto è difettoso, lo diviene anche l’oggetto, il mondo, Dio, la mia esperienza nel mondo, la verità del mondo e di Dio.
 
Scompare la natura umana
Ben altri insegnamenti provengono dalla filosofia classica, dalla teologia cattolica e dal magistero della Chiesa. Da Platone a San Tommaso d’Aquino non si è mai insinuata la tentazione di dire che l’uomo non potesse accedere alla verità, seppure in modo imperfetto. Il trascendentale classico è ben diverso da quello moderno: è ricco di contenuti e di speranza nella capacità conoscitiva umana; pone il criterio del giudizio sul mondo oltre il cosmo; accetta l’aiuto di un Dio che si rivela e parla; non ha problemi d’individuare la reale vocazione della persona oltre la fisica, oltre il fenomeno, situando nella metafisica l’orizzonte umano proprio.
 
A ben vedere, l’errore di Rahner individuato da Siri – circa il soprannaturale legato alla natura umana – è forse l’ultimo da prendere in considerazione, poiché scomparsa la metafisica, scompaiono anche i contenuti relativi ai concetti di natura, di essenza e di sostanza. È ancora possibile concepire, nel pensiero rahneriano (o moderno in genere), una natura umana? Fontana dice di no: nella prospettiva del teologo tedesco «diventa difficile adoperare ancora il termine “natura”». Nella visione esistenzialista di Heidegger e di Rahner «l’uomo non ha natura» in quanto «è un essere storico». L’essere, nel tempo e nella storia, si fluidifica e ‘diviene’ senza sosta, laddove la natura classica poggia, al contrario, su una verità stabile. Con la caduta della natura, quindi, cade a ruota la legge naturale e qualsiasi discorso sulla soprannatura. Non ci sono due livelli in Rahenr (natura e soprannatura) – scrive Fontana – ma «un unico livello, quello della storia, che è insieme storia sacra e storia profana». Qua s’inserisce anche il pensiero di Hegel.
 
I cristiani anonimi
Inseguendo inoltre le suggestioni della teologia protestante novecentesca, il rahnerismo giunge così a prospettare una «deellenizzazione» del cristianesimo, laddove l’ellenizzazione era stato l’uso, da parte della teologia, delle categorie filosofiche greche. Non vi è più una dottrina con cui discernere il tempo presente e su cui organizzare una prassi. Viceversa, la prassi ha il primato assoluto e ogni conclusione (se mai ce ne fosse una) dovrebbe sempre seguire il divenire storico. Tutto allora è assorbito dallo storicismo: la dottrina, il dogma, l’insegnamento. Tutto diventa relativo ai tempi e ai costumi. Tutto è questionabile, interpretabile – continua Fontana. Tutto evolve: persino la Rivelazione, che si dà nell’immanenza della storia e non è mai da intendersi come conclusa.
 
In continuità con il protestantesimo, la fede viene privata delle categorie razionali e si pone, così, in antitesi con la ragione. Non solo: per il fatto di avere un accesso alla religione mediante il trascendentale a priori, tutti gli uomini sono accomunati nella Rivelazione, tutti sono equidistanti dalla verità. Non serve più una Chiesa che insegni e nemmeno un’opera di evangelizzazione. Secondo Rahner, tutti gli uomini – scrive Fontana – «sono cristiani, o cristiani-anonimi», ovvero «cristiani che non sanno di esserlo». Il compito del cristiano battezzato o del chierico non è più, dunque, quello di «governare, insegnare e santificare» qualcuno, ma quello di «ascoltare» e «accogliere» il non credente.
 
Il dogma non è più una parola definitiva
Se è ancora da verificare fino a che punto il rahnerismo abbia intaccato il tessuto della Chiesa, c’è l’evidenza di quanto le suggestioni delle nuove correnti teologiche siano coincidenti con il pensiero di Rahner. E una tale evidenza porta ad «affermare che tutte le teologie del progressismo teologico del postconcilio trovino in Karl Rahner il loro padre». C’è un unico comun denominatore dietro la priorità che molti vescovi danno all’azione pastorale, alla svalutazione del tomismo, al dialogo a tutti i costi, al primato dell’esperienza atematica, alla predilezione per il linguaggio del mondo, al concetto di concilio (o di sinodo) dove prevale l’azione del convenire sui contenuti effettivi degli incontri.
 
Fontana porta l’esempio del cardinale Walter Kasper, molto attivo all’ultimo Sinodo della famiglia, la cui formazione è del tutto rahneriana. Per Kasper, il moderno metodo teologico non deve più partire dai dogmi, ma deve anzi «vedere il dogma come intermedio tra la Parola di Dio e la situazione di vita della comunità cristiana». Non più un dogma «visto come qualcosa di definitivo», ma una pura espressione linguistica, che si deve piegare alla situazione reale della persona e alle mutate percezioni storiche.
La cosa che maggiormente colpisce in Ranher, tuttavia, è che «nei suoi confronti non è stata emessa nessuna condanna, nonostante i numerosi e fondamentali punti contrari alla dottrina cattolica». Giovanni XXIII lo chiamò al Concilio Vaticano II come perito. Qualcosa non torna.

Tratto da QUI

venerdì 31 marzo 2017

Filosofia per tutti



Con linguaggio semplice e chiaro, il prof. Stefano Fontana presenta 2.500 anni di pensiero occidentale in un agile volume. L'Autore legge i movimenti di pensiero che hanno segnato la storia della civiltà con criterio, il criterio della filosofia perenne, della filosofia dell'essere. L'Autore presuppone una Verità oggettiva, conoscibile e pensabile: allor ala filosofia non è più intesa come collezione di sistemi tra loro incomparabili, esiste anzi un criterio di giudizio per poter giudicare le 'filosofie' che è propriamente la capacità di cogliere la realtà.
La filosofia classica è riconosciuta nel suo sforzo conoscitivo e nel suo esito imperfetto ma positivo. Emerge centrale l'incontro con la Rivelazione cristiana. La grande Scolastica duecentesca svetta in perfezione. Molto acuta l'analisi della crisi del Nominalismo trecentesco ad oggi. Da apprezzare la valorizzazione di filosofi contemporanei ostracizzati per il  loro cattolicesimo anti-moderno quali Donoso Cortes, De Corte e Meinvielle. Si percepisce in molte pagine l'eredità ideale di Cornelio Fabro e Augusto Del Noce, dall'Autore letti ed assimilati. Non mancano valutazioni controcorrente relative al pensiero cattolico contemporaneo: puntuale, ad esempio, la critica a Maritain ed al Personalismo. Argomentatamente severo il giudizio su Rahner. Opera coraggiosa, schiettamente cattolica, ben scritta, adatta anche a chi sia digiuno di filosofia. (don Samuele Ceccotti -Radici Cristiane nr 120).
 
'FILOSOFIA PER TUTTI'
Stefano Fontana
Ed. Fede&Cultura

martedì 6 dicembre 2016

Canto di Natale

Charles Dickens scrisse questo racconto nel 1843, il più famoso della raccolta Libri di Natale. Il protagonista è Scrooge, un uomo che pensa solo al denaro e agli affari e non si accorge dei parenti che non vede più da molto tempo, della morte dell’amico Marley, avvenuta sette vigilie prima di Natale e di quanti stanno peggio di lui. Uomo d’affari, è incapace di apprezzare il Natale, che per lui è una perdita di tempo. Rimprovera a Dio il riposo domenicale che danneggia sia il commercio che il guadagno. Il suo impiegato Bob, al quale dà uno stipendio da fame, deve lavorare anche il giorno della festa. Per strada risponde in modo scontroso a quelli che intonano un canto di Natale o che gli fanno gli auguri, incluso l'affettuoso nipote Fred, figlio della defunta sorella, che invano lo prega di cenare con la sua famiglia; l'unica compagnia che conta per lui è quella della cassaforte. La sera della vigilia di Natale, mentre sta rincasando, gli sembra di intravedere nella neve il defunto socio in affari Marley e ne è profondamente turbato. In casa, percepisce dei rumori strani: quello di un carro funebre, un rumore di catene nella cantina, la campanella collegata alla camera antistante che oscilla con un suono assordante. A questo punto compare il fantasma di Marley, che gli fa vedere tutto quello che lo ha distolto dal fare del bene agli altri accumulando denaro solo per sé, lontano dalle persone che amava e che lo amavano. Capisce la sua pena eterna e la perdita della luce di Dio.
Marley gli annuncia la visita dei tre fantasmi del Natale: passato, presente e futuro che gli fanno ripercorrere la sua esistenza, il suo presente e anche il futuro. Capisce che l’egoismo e l'indifferenza hanno causato solo tristezza e odio. L'unico modo di liberarsi è risvegliare la coscienza e pentirsi. Vive dei mutamenti interiori che lo portano a voler cambiare e a fare cose che non ha mai voluto fare. Nella sua anima entra l’amore e impara ad apprezzare la vera vita. Scrooge si risveglia nel suo letto e scopre che è la mattina del Natale. Glielo conferma un ragazzo che passa cantando sotto la finestra. Forte della lezione ricevuta, manda il ragazzo a comprare il più grosso tacchino in vendita e, premiandolo con generosità, lo fa portare a casa di Bob. Sbarbato e vestito a festa, esce in strada e saluta tutti con affabilità.  Vede l'uomo che gli aveva chiesto un contributo per i più poveri, si scusa per il suo comportamento e gli fa una grossa donazione. Si presenta a casa del nipote per il pranzo ed è il più bel Natale della sua vita. La mattina dopo, in ufficio, aspetta Bob, che arriva con affanno in ritardo. Scrooge, mai disposto a tollerare un ritardo, gli comunica, con un sorriso mai visto prima, un generoso aumento di stipendio. Da allora, Scrooge diventa una persona amata e trova finalmente la pace e la gioia.
 

giovedì 24 novembre 2016

Lettere a un figlio sull'educazione

 
Diciotto lettere scritte da un padre, per parlare di educazione a un figlio che sta per mettere su famiglia. Tutto vero: le lettere, il padre, il figlio. Anzi: i nove figli, che in queste pagine ci hanno messo la vita. Anche la faccia, accettando di comparire in copertina. Nessuna teoria: soltanto realtà. In uno dei suoi tre romanzi, "Giusto", pubblicato nel 2006 e continuamente ristampato, Giovanni Donna d'Oldenico ha toccato il tema della paternità, dal punto di vista di un genitore di eccezione: san Giuseppe. Qui non parla del mestiere di padre; lo fa, scrivendo per trasmettere quanto sta imparando e vivendo; cioè quello che serve a un uomo per crescere e quanto serve per crescere un uomo. Perché uno è sempre figlio. Lettere indirizzate a un figlio, ma destinate a chiunque abbia a cuore l'educazione, in qualsiasi contesto; genitori per primi. Non accademia, né galateo o psicologia; nessuna ricetta pronta: solo gli ingredienti sui quali ciascun lettore lavorerà. Ogni lettera ha un tema, introdotto da un titolo: basta leggerli tutti per capire di che cosa si tratta. Soprattutto: di chi si tratta. IBS
 
Giovanni Donna D'Oldenico è un medico, sposato con Carmina e padre di nove figli. Vive con la famiglia a Torino. Sulla porta di casa Donna D’Oldenico si legge “DOMINICI SCHOLA SERVITII”, SCUOLA DI SERVIZIO DEL SIGNORE, una frase della regola di san Benedetto. Ma è una casa o un monastero? E' una casa dove il monastero vi ha preso dimora. Un monastero allegro e pimpante, dove un uomo, una donna e il resto della grande tribù, Piero, Anna, Carlotta, Filippo, Matteo, Giuseppe, Tommaso, Agnese e Maddalena, aprono le loro affaccendate giornate con la sveglia alle sei del mattino, la colazione, l’Angelus, e poi via, ciascuno al suo lavoro, preceduto per mamma e papà dalla Santa Messa. Altro momento fisso, per la grande famiglia, è la sera, quando si ritrova a recitare compieta (in latino), a leggere un articolo di giornale ed una pagina di storia della Chiesa.
 
Il figlio maggiore Piero è anch'egli medico.
....................................................
 
Ho appena ultimato la lettura di questo libro, scritto con la passione ed il cuore di un padre che si premura di fare al figlio, che sta per sposarsi, un grande regalo: la sua stessa vita, fatta di fede, di preghiera e di impegno.
Pagina dopo pagina, si legge anche tra le righe e con un certo fremito di commozione, come prenda forma il desiderio del padre di voler consegnare  se stesso nelle mani del figlio. Il lettore è come rapito nell'assistere al passaggio da una vita accolta ad una vita donata, un dono al quale ne corrisponde un altro di ugual valore e preziosità. Si dice che basti l'esempio e che non servano tante parole per mostrare agli altri la propria identità di cristiano fedele e devoto, ma qui è come se la fede viva di questo padre sia diventata ancor più incisiva, reale e concreta attraverso le parole che scaturiscono dal cuore; una pagina dopo l'altra, si realizza il mistero di ogni paternità, di un padre che, scoperta la presenza di Dio nella sua vita, capisce di non poter fare a meno di lodarlo, ringraziarlo, seguirlo e farlo conoscere. Le parole si fanno carne viva, la carne del padre che ha generato il figlio e che ora resta immortale nelle pagine di questo bel libro, perché a sua volta il figlio generi alla vita altra vita, tutto per la maggior gloria di Dio.



lunedì 4 luglio 2016

CONCEIVED IN LIBERTY



“CONCEIVED IN LIBERTY”
la contro-rivoluzione americana del 1776
autore Beniamino Di Martino

L’indipendenza delle colonie americane proclamata il 4 luglio 1776 è uno dei più grandi eventi della storia degli ultimi secoli. Esso rappresenta il perfezionamento della rottura tra la ricerca della libertà simboleggiata dall’approdo dei pellegrini del Mayflower sul Nuovo Mondo e il vortice ideologico a cui si auto-condannava il Vecchio Continente. I popoli delle colonie avevano, poi, potuto prosperare grazie al modo con cui la politica assolutista della madrepatria trascurò il controllo nei nuovi insediamenti: un “salutare oblio” da parte del governo che dimostra come lo sviluppo sia assicurato dall’intraprendenza individuale quando questa è libera dal gravame della politica. La resistenza a questo peso tirannico, manifestato dall’imposizione fiscale, è la cifra per intendere la forza che una società composta da uomini liberi è in grado di esprimere. Il rispetto per le libertà individuali e la difesa della proprietà privata, infatti, hanno contrassegnato, per l’America, un cammino di benessere e progresso, un cammino da cui l’Europa nel 1789 volle ulteriormente allontanarsi.   
 
 
"Gli Stati Uniti, illustra bene don Di Martino, furono l’effetto di una guerra d’indipendenza (una “guerra civile” all’interno dell’impero britannico) e non di una rivoluzione. Non ebbero nulla a che spartire con lo spirito giacobino che invece travolgerà la Francia. L’idea di governo che ne sorse fu agli antipodi dell’idea di Stato nata dalla Rivoluzione Francese. Se e quando i suoi dibattiti furono interessati dalla cultura illuministica, l’influenza fu più “d’ambiente” che d’ideologia (si è più figli del proprio tempo che dei propri padri, dice il pensatore cattolico colombiano Nicolás Gómez Dávila [1913-1994]).
Le sue dinamiche si svolsero certamente dentro il retaggio della rivoluzione protestante (e questo, nell’epoca coloniale, comportò anche la persecuzione di certi cattolici), ma ciò significa che furono anche una “guerra civile” fra protestanti (....)
 
"L’indipedenza dalla Gran Bretagna non fu lo scopo della rivolta dei coloni nordamericana, ma divenne il mezzo estremo concreto per ri-stabilire il primo principio non negoziabile: che la libertà è un diritto inalienabile dell’essere umano e tale perché conferito da Dio attraverso la creazione di una natura umana inalterabile (sono parole della Dichiarazione d’indipendenza del 1776), un diritto che precede qualsiasi costruzione o logica umana e che non è riducibile da alcun potere, Stato, forza.
È stato per effetto di questa nascita eccezionale che la Chiesa Cattolica è potuta diventare il sale della Terra americana. Il mondo nato dalla Rivoluzione Francese ha voluto invece affermare il contrario, facendo dell’uomo uno strumento fungibile dello Stato e del potere qualunque esso sia."
 
MARCO RESPINTI SU lanuovabq.it

mercoledì 24 febbraio 2016

Giovanna, la fanciulla guerriera

E' un libro che narra la storia affascinante e dolorosa di santa Giovanna d'Arco, la contadina che divenne guerriera per amore della sua Patria in risposta alla richiesta di Dio di liberare la Francia dall'assedio dell'Inghilterra; infatti Giovanna, appena tredicenne, inizia a sentire delle voci che vengono dal Cielo,  spesso accompagnate da un bagliore e da visioni dell'Arcangelo Michele, di Santa Caterina d'Alessandria e di Santa Margherita di Antiochia, che le chiedono di farsi carico del destino di Francia. Si ribella alla volontà del padre, che la vuole vedere sposa, per seguire un'altra strada, l'unica che sente sua: incontrare il "gentile delfino" e salvare il regno dall'assedio degli inglesi. Lei, un'adolescente che non ha mai cavalcato in vita sua, riesce a conquistare capitani, prelati, nobili, uomini di cultura, re, con le sue irremovibili convinzioni, il suo carisma ispirato, la sua incredibile visione tattica in battaglia, la sua fede oltre ogni ragione. Per Dio e per la Patria, fino alla morte.
Giovanna è eroina nazionale di Francia, meglio conosciuta come la Pulzella d'Orléans. Ebbe il merito di riunificare il proprio Paese contribuendo a risollevarne le sorti durante la guerra dei Cent'anni, guidando vittoriosamente le armate francesi contro quelle inglesi. Catturata dai Borgognoni davanti Compiègne, Giovanna fu venduta agli inglesi che la sottoposero ad un processo per eresia, al termine del quale, il 30 maggio 1431, fu condannata al rogo ed arsa viva.
Nel 1456 il Pontefice Callisto III, al termine di una seconda inchiesta, dichiarò la nullità di tale processo. Beatificata nel 1909 e canonizzata nel 1920 da Papa Benedetto XV, Giovanna venne dichiarata patrona di Francia.
 

giovedì 12 febbraio 2015

Liber Gomorrhianus

San Pier Damiani (1007-1072), abate del monastero di Fonte Avellana e poi cardinale vescovo di Ostia, fu una delle personalità più di spicco della riforma cattolica dell’undicesimo secolo. Il suo Liber Gomorrhianus apparve attorno al 1049, in un’epoca in cui la corruzione era largamente diffusa, fino ai vertici del mondo ecclesiastico. In questo scritto, diretto al Papa Leone IX, San Pier Damiani denuncia i vizi perversi del suo tempo con un linguaggio che non conosce falsa misericordia e compromessi.
Egli è convinto che di tutti i peccati, il più grave sia la sodomia, termine che comprende tutti gli atti contro natura, che vogliono soddisfare il piacere sessuale distogliendolo dalla procreazione. “Se questo vizio assolutamente ignominioso e abominevole non sarà  immediatamente fermato con un pugno di ferro, – scrive – la spada della collera divina calerà su di noi, portando molti alla rovina”. Papa Leone accolse con gratitudine il Liber Gomorrhianus, scrivendo a Pier Damiani che “ognuna delle affermazione di questo scritto incontra la nostra approvazione, come acqua gettata sul fuoco diabolico” e, raccogliendo le indicazioni del santo, intervenne con fermezza contro i sodomiti nella Chiesa.
 
'Liber Gomorrhianus' di san Pier Damiani
Edizioni Fiducia
euro 10.00

lunedì 20 gennaio 2014

Vangeli delle Domeniche

Vangeli delle Domeniche è frutto di una serie di omelie predicate da Padre Cornelio Fabro alla Radio italiana (Programma nazionale) negli anni 1954-1955. Il volume, che vide la luce per la prima volta nel 1959, si presenta privo di note, tuttavia, prende la maggior parte delle citazioni e degli accenni, argomentativi o esplicativi, dalla Sacra Scrittura, particolarmente dai Vangeli, e dalla letteratura agiografica.
 Con la lettura di Vangeli delle Domeniche si intuisce la profonda conoscenza non soltanto intellettuale, ma soprattutto esperienziale, che Fabro ha sia di Cristo, sia dell’uomo e, dall’inizio alla fine del volume, si avverte una continua «tensione» tra Dio e l’uomo, tra grazia e libertà. (www.corneliofabro.org)
 
Indice generale
Avvertenza
Domenica I di Avvento
Domenica II di Avvento
Domenica III di Avvento
Domenica IV di Avvento
La Natività del Signore
Domenica fra l’ottava della Natività del Signore
Circoncisione di nostro Signore
Festa del SS. Nome di Gesù
Epifania del Signore
Festa della Sacra Famiglia
Domenica II dopo l’Epifania
Domenica III dopo l’Epifania
Domenica IV dopo l’Epifania
Domenica V dopo l’Epifania
Domenica VI dopo l’Epifania
Domenica di Settuagesima
Domenica di Sessagesima
Domenica di Quinquagesima
Domenica I di Quaresima
Domenica II di Quaresima
Domenica III di Quaresima
Domenica IV di Quaresima
Domenica di Passione
Domenica delle Palme
Pasqua di Resurrezione
Domenica in Albis
Domenica II dopo Pasqua
Domenica III dopo Pasqua
Domenica IV dopo Pasqua
Domenica V dopo Pasqua
L’Ascensione del Signore
Domenica fra l’ottava dell’Ascensione
Domenica di Pentecoste
Festa della SS. Trinità
Festa del Corpus Domini
Domenica II dopo Pentecoste
Domenica III dopo Pentecoste
Domenica IV dopo Pentecoste
Domenica V dopo Pentecoste
Domenica VI dopo Pentecoste
Domenica VII dopo Pentecoste
Domenica VIII dopo Pentecoste
Domenica IX dopo Pentecoste
Domenica X dopo Pentecoste
Domenica XI dopo Pentecoste
Domenica XII dopo Pentecoste
Domenica XIII dopo Pentecoste
Domenica XIV dopo Pentecoste
Domenica XV dopo Pentecoste
Domenica XVI dopo Pentecoste
Domenica XVII dopo Pentecoste
Domenica XVIII dopo Pentecoste
Domenica XIX dopo Pentecoste
Domenica XX dopo Pentecoste
Domenica XXI dopo Pentecoste
Domenica XXII dopo Pentecoste
Domenica XXIII dopo Pentecoste
Domenica XXIV dopo Pentecoste
Festa di S. Giuseppe
Festa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo
Festa di tutti i Santi
La parabola dell’amico importuno
Beati i pacifici
Indici, avvertenze e note
Indice dei nomi
Tabelle Complementari
Avvertenze generali sulle Opere Complete di Cornelio Fabro
Avvertenze riguardanti il volume
Avvertenze sulle note al testo
Note al testo
Indice generale