Non esistono parole al mondo che non siano state già scritte, all'Alba dei Tempi.......PAROLE SCOLPITE negli anfratti più profondi del cuore della Terra, nelle pieghe più morbide e levigate dell'intero universo, tra le radici della natura o tra i voli di ali celesti. Solo lo scrittore, come saggio e vecchio geografo, le sa cercare, comprendere e disegnare in pagine di eterna memoria......

I miei libri

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venerdì 4 maggio 2018

Il capitale. Una critica cristiana alle ragioni del mercato

Di Marco Respinti
 
Bisogna tornare a rileggere Marx, autore di pagine piene di saggezza. Ovviamente il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e di Frisinga: il cardinale Marx che nel 2008, giocando sul proprio cognome (tra il 2001 e il 2007 è stato pure vescovo di Treviri, la città dove nacque Karl Marx [1818-1883]), pubblicò un volume intitolato Das Kapital. Ein Plädoyer für den Menschen, tradotto in italiano come Il capitale. Una critica cristiana alle ragioni del mercato (Rizzoli, Milano 2009).
 
Oggi il cardinale Marx afferma che senza l’altro Marx, il fondatore del comunismo, non ci sarebbe Dottrina sociale della Chiesa Cattolica, che Marx fu uno dei primi scienziati sociali seri e che il marxismo porta un “correttivo” indispensabile al capitalismo. Stefano Fontana ha mostrato l’inconsistenza di queste affermazioni, ma il primo a esserne convinto è proprio lo stesso cardinale Marx, che in quel suo mirabile libro del 2008 (2009 in italiano) scrive cose ben diverse, se non addirittura opposte.
 
Nel libro, il porporato mette sagacemente per esempio in guardia contro le caricature riduttivistiche (per lo più marxiste o marxisteggianti anche senza saperlo) del capitalismo, quelle che lo presentano come somma di “spietatezze”, invitando a fare ciò che dovrebbe stare alla base di ogni critica intelligente del mercato: leggere gli scritti economici di Adam Smith (1723-1790), che del pensiero capitalista moderno è uno dei padri riconosciuti, in funzione dei suoi scritti morali e non il contrario. Fare infatti il contrario (o non sapere nemmeno che Smith fu anzitutto un filosofo morale, docente all’Università di Glasgow) finisce per ignorarne l’intento di «[...] creare un’economia che soddisfacesse le esigenze di efficienza dei tempi nuovi ma rispondesse nel contempo a un principio etico di responsabilità» (p. 70), producendo una immagine «[...] a prima vista immorale» (p. 71) ma distorta del suo pensiero.
 
Quindi, a proposito di Dottrina sociale della Chiesa, nel libro il cardinal Marx afferma che «[...] per l’intero Medioevo la Chiesa fu l’unica istituzione pubblica sensibile all’assistenza ai poveri e agli ammalati. Accanto alle chiese episcopali e ai conventi furono fondati ospedali e alloggi; interi ordini religiosi si dedicarono alla cura di poveri, orfani, anziani, pellegrini, ammalati e derelitti. La Chiesa non si limitò ad approntare e mantenere queste organizzazioni caritative, ma cercò anche di ottenere un reale miglioramento delle condizioni di vita degli indigenti» (p. 150). Dunque il pensiero cattolico - e la civiltà cattolica - ha avuto nell’affermazione e nella difesa dei «[...] diritti sociali fondamentali [...] un ruolo di precursore. In questo campo il liberalismo, nel corso della storia, arrancò zoppicante alle sue spalle» (pp. 152-153).
 
Quanto a Karl Marx e al marxismo, il cardinale nel libro sottolinea: «Con la Rivoluzione d’ottobre del 1917 su milioni di persone calò una notte che durò decenni. Una simile esperienza non si deve ripetere» (p. 233), aggiungendo che il principio di solidarietà della Dottrina sociale della Chiesa Cattolica è cosa ben diversa dalla «solidarietà di classe» (p. 285) interproletaria marxista. «Per questo non è dipeso da un tragico incidente della storia», scrive, «se nei Paesi del socialismo reale, ovvero nei Paesi comunisti, le condizioni effettive di oppressione politica ed economica hanno dato un significato perverso al concetto di solidarietà: si trattava di uno sviluppo intrinseco all’ideologia marxista» (ibidem). Pertanto, se tornasse «una rinnovata adesione ai falsi ideali di Karl Marx e dei suoi epigoni […] non c’è bisogno di dirlo, questo sarebbe tremendo» (p. 302).
 
Infatti, la giustizia sociale, intesa nel senso moderno e contemporaneo, nasce - spiega il cardinale nel libro - con un gigante del pensiero cattolico anti-socialista e anti-liberale, un vero campione dell’“anti-Risorgimento”, il padre gesuita torinese Luigi Taparelli d’Azeglio (1793-1862), autore almeno del monumentale Saggio teoretico di dritto naturale appoggiato sul fatto, pubblicato a Palermo in cinque volumi tra il 1840 e il 1843, e studiato persino da alcuni conservatori statunitensi, che in Il capitale. Una critica cristiana alle ragioni del mercato il porporato tedesco definisce «[...] il più importante precursore della dottrina sociale della Chiesa» (p. 152). Perché da Taparelli d’Azeglio si origina lo slancio che porta alle grandi encicliche sociali (Papa Leone XIII [1810-1903], sottolinea il cardinale Marx, ebbe, seppure brevemente, Taparelli d’Azeglio come insegnante, cfr. ibidem), al pensiero e nell’azione di un vescovo come il tedesco Wilhelm Emmanuel von Ketteler (1811-1877) - di cui lo stesso cardinale Marx è attento studioso e di cui Karl Marx era fiero avversario - fino al cardinale pure tedesco Joseph Höffner (1906-1987) e alla scuola economica del cosiddetto “ordoliberalismo” - in cui abbondano i cattolici -, nato per difendere l’economia di mercato dalle critiche marxiste, privilegiando l’opzione per i poveri. Una scuola - rileva il cardinale nel libro - che ha influito sul “miracolo” economico tedesco del secondo dopoguerra, che ha influenza il magistero sociale di Papa san Giovanni Paolo II (1920-2005), il quale «[...] fu molto vicino a questa corrente di pensiero» (p. 94), e che significativamente dialogò con «[...] uno dei più importanti pensatori liberali del secolo scorso» (p. 52), Friedrich August von Hayek (1899-1992), Premio Nobel nel 1974 ed emblema tra i più famosi della Scuola austriaca di economia. Hayek, «[...] noto agnostico che tuttavia non ha mai abbandonato la Chiesa» (p. 53), viene sovente e malamente descritto come un estremista del mercato senza regole quando in realtà diceva che «[...] la libertà senza principi morali non ha mai funzionato» (ibidem).
 
Ancora, nel libro il cardinal Marx rifiuta correttamente l’idea secondo cui la Dottrina sociale della Chiesa Cattolica sarebbe una “terza via” fra capitalismo e socialismo, e questo perché - illustra - tutto dipende da come si definisce il capitalismo. Il suo punto di riferimento è qui l’enciclica Centesimus annus, promulgata da san Giovanni Paolo II nel 1991. Quindi - scrive e ripete il porporato in tutto il libro - sul diritto alla proprietà privata, anche dei mezzi di produzione, tra Karl Marx e l’economia di mercato, la Chiesa preferire la seconda, dicendosi egli personalmente, persino in tempi di crisi, «[...] a favore dei mercati aperti, anche in ambito finanziario» (p. 232).
 
Il rilievo principe del cardinale è insomma che la libertà economica non solo non funziona se disgiunta dalla morale, ma senza di essa addirittura non può esistere, e questo è, precipuamente, il contributo che nei secoli la cultura cattolica ha dato al problema. E il punto è così nodale e vero che, cattolici o non cattolici (ma in realtà spesso cattolici o comunque filocattolici), l’inscindibilità fra economia e morale è il fulcro del pensiero dei più adamantini difensori del sistema di libertà del mercato che chiamiamo “capitalismo” (un’espressione che però si dovrebbe abbandonare, vista che nasce in ambito gauchiste e per disprezzo), addirittura fra i teorici del cosiddetto “anarco-capitalismo”: su tutti Murray N. Rothbard (1926-1995), che riscoprì le radici tomiste e prim’ancora francescane del capitalismo, criticando Adam Smith “da destra filo-cattolica”.
 
Un passo significativo nel libro del cardinal Marx spiega bene il concetto: quello in cui descrive la vita nelle fabbriche della Cina neopostcomunista come la situazione peggiore (era il 2008, ma quanto è cambiata?) poiché fusione di marxismo e meccanica di un capitalismo senza morale arruolato in un quadro statalista e collettivista. Gli operai iniziano alle 7,30 del mattino, con «[...] mezz’ora di tempo per mangiare e riposarci», come riferiva una cucitrice, e «[...] il giorno più bello era la domenica, quando dovevamo lavorare solo fino alle ventuno e trenta» giacché gli altri giorni si lavorava «[...] fino alle due o alle tre del mattino» (p. 256). Monsignor Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, dice invece che «in questo momento, quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi». Forse non ha letto il libro del cardinal Marx, il libro che il cardinal Marx si è scordato di avere scritto.
 
Tratto da QUI

mercoledì 5 luglio 2017

La nuova Chiesa di Karl Rahner

E' stato pubblicato il nuovo libro del Prof. Stefano Fontana dal titolo  “La nuova Chiesa di Karl Rahner. Il teologo che ha insegnato ad arrendersi al mondo”
Per le Edizioni 'Fede & Cultura' -  2017, pp. 109, euro 13,00
 
Ecco una lunga ma ben articolata presentazione da parte di Silvio Brachetta, pubblicata sul sito VitaNuovaTrieste: 
 
Il cardinale Giuseppe Siri aveva riassunto nella «concezione del soprannaturale non-gratuito» il nucleo dell’errore teologico di Karl Rahner. Lo scrive in 'Getsemani', nel 1980, per i tipi della Fraternità della Vergine Maria. In altre parole, per Rahner il soprannaturale è legato «necessariamente» alla natura umana: ma, in questo caso, la grazia non sarebbe più gratuita; non sarebbe più un dono; non potrebbe più essere accettata o rifiutata liberamente dall’uomo. Insomma, una sorta di soprannaturale imposto da Dio all’uomo. Una gratuità obbligatoria.
 
Se fosse vero quanto sostiene Rahner – afferma Siri – si giungerebbe «all’inutilità dell’atto di fede», poiché «nella mia essenza c’è Dio». Non devo accettarlo o rifiutarlo: Dio fa già parte di me, che lo voglia o meno. Il teologo tedesco non si rese conto, evidentemente, che con tale assunto «tutti i principi, tutti i criteri e tutti i fondamenti della fede» sono stati «messi in questione e si sfaldano».
Ma il problema non è l’opinione di un teologo eterodosso. È dimostrabile che le suggestioni rahneriane abbiamo coinvolto e sovvertito gran parte della teologia degli ultimi sessant’anni. Rahner «sembra aver vinto», scrive Stefano Fontana nel suo ultimo saggio, dedicato al «teologo che ha insegnato» alla Chiesa «ad arrendersi al mondo». Non è un’esagerazione: «da un’inchiesta – scrive Fontana – condotta nell’immediato postconcilio alla Pontificia Università Lateranense emerse che per i seminaristi, che lì studiavano teologia, il più grande teologo cattolico di tutti i tempi fosse non San Tommaso d’Aquino o Sant’Agostino, ma Karl Rahner».
 
Un Dio atematico
Fontana descrive la parabola del pensiero rahneriano inserita fatalmente nel metodo moderno di fare filosofia e, quindi, teologia. È un metodo che Fontana aveva anche già esposto nel suo saggio precedente “Filosofia per tutti” (Fede & Cultura, 2016) e che consiste nell’assumere, di volta in volta, una certa forma del «trascendentale moderno»: il filosofo o il teologo della modernità, cioè, non concepisce più un rapporto diretto con la realtà da conoscere, ma pensa che «l’uomo veda il mondo attraverso degli occhiali dai quali non può liberarsi». Questi occhiali sono le forme a priori della conoscenza di un qualsiasi oggetto, che però lo modificano e lo limitano, rendendo impossibile ogni certezza o conclusione su di esso. L’oggetto della conoscenza diviene così, fosse un tavolo o Dio stesso, mai completamente comprensibile, mai conosciuto con sicurezza.
Rahner non fugge da questa prassi e da questa logica. Il paio di occhiali con cui legge ogni aspetto della realtà (Dio compreso) si chiama – scrive Fontana – «buco della serratura». Ogni pensatore della modernità ha, in fondo, un suo apriorismo gnoseologico. Quello di Rahner è tale per cui «Dio si rivela nel buio che precede e circonda il buco della serratura». Si rivela in modo atematico, cioè privo di contenuti. Quello al di là del buco, invece, è il mondo dell’esperienza, delle parole umane. Ma che rapporto possono avere quest’esperienza e queste parole con la verità? Un rapporto equivoco, fatto di dubbio e d’incertezza, perché ogni criterio di giudizio è colto al di qua della serratura, dove mi trovo io e si trova Dio, ma dove c’è solo silenzio e buio. È come misurare delle lunghezze con un metro deformato. Non si potrà mai pervenire all’estensione delle cose, per via di un difetto iniziale dovuto allo strumento di misura. Le cose corrispondono alla realtà oggettiva e lo strumento deformato sta nell’uomo, che è la realtà soggettiva.
Rahner trae queste convinzioni dall’apriorismo di Kant, ma è soprattutto in Heidegger che fonda la propria gnoseologia: precisamente nel principio – scrive Fontana – secondo cui «l’uomo, che si chiede cosa sia l’essere, è dentro il problema e quindi non c’è conoscenza di un oggetto che non sia anche soggettiva». Si tratta di una resa incondizionata all’opinione, al «punto di vista» personale. Se, inoltre, il soggetto è difettoso, lo diviene anche l’oggetto, il mondo, Dio, la mia esperienza nel mondo, la verità del mondo e di Dio.
 
Scompare la natura umana
Ben altri insegnamenti provengono dalla filosofia classica, dalla teologia cattolica e dal magistero della Chiesa. Da Platone a San Tommaso d’Aquino non si è mai insinuata la tentazione di dire che l’uomo non potesse accedere alla verità, seppure in modo imperfetto. Il trascendentale classico è ben diverso da quello moderno: è ricco di contenuti e di speranza nella capacità conoscitiva umana; pone il criterio del giudizio sul mondo oltre il cosmo; accetta l’aiuto di un Dio che si rivela e parla; non ha problemi d’individuare la reale vocazione della persona oltre la fisica, oltre il fenomeno, situando nella metafisica l’orizzonte umano proprio.
 
A ben vedere, l’errore di Rahner individuato da Siri – circa il soprannaturale legato alla natura umana – è forse l’ultimo da prendere in considerazione, poiché scomparsa la metafisica, scompaiono anche i contenuti relativi ai concetti di natura, di essenza e di sostanza. È ancora possibile concepire, nel pensiero rahneriano (o moderno in genere), una natura umana? Fontana dice di no: nella prospettiva del teologo tedesco «diventa difficile adoperare ancora il termine “natura”». Nella visione esistenzialista di Heidegger e di Rahner «l’uomo non ha natura» in quanto «è un essere storico». L’essere, nel tempo e nella storia, si fluidifica e ‘diviene’ senza sosta, laddove la natura classica poggia, al contrario, su una verità stabile. Con la caduta della natura, quindi, cade a ruota la legge naturale e qualsiasi discorso sulla soprannatura. Non ci sono due livelli in Rahenr (natura e soprannatura) – scrive Fontana – ma «un unico livello, quello della storia, che è insieme storia sacra e storia profana». Qua s’inserisce anche il pensiero di Hegel.
 
I cristiani anonimi
Inseguendo inoltre le suggestioni della teologia protestante novecentesca, il rahnerismo giunge così a prospettare una «deellenizzazione» del cristianesimo, laddove l’ellenizzazione era stato l’uso, da parte della teologia, delle categorie filosofiche greche. Non vi è più una dottrina con cui discernere il tempo presente e su cui organizzare una prassi. Viceversa, la prassi ha il primato assoluto e ogni conclusione (se mai ce ne fosse una) dovrebbe sempre seguire il divenire storico. Tutto allora è assorbito dallo storicismo: la dottrina, il dogma, l’insegnamento. Tutto diventa relativo ai tempi e ai costumi. Tutto è questionabile, interpretabile – continua Fontana. Tutto evolve: persino la Rivelazione, che si dà nell’immanenza della storia e non è mai da intendersi come conclusa.
 
In continuità con il protestantesimo, la fede viene privata delle categorie razionali e si pone, così, in antitesi con la ragione. Non solo: per il fatto di avere un accesso alla religione mediante il trascendentale a priori, tutti gli uomini sono accomunati nella Rivelazione, tutti sono equidistanti dalla verità. Non serve più una Chiesa che insegni e nemmeno un’opera di evangelizzazione. Secondo Rahner, tutti gli uomini – scrive Fontana – «sono cristiani, o cristiani-anonimi», ovvero «cristiani che non sanno di esserlo». Il compito del cristiano battezzato o del chierico non è più, dunque, quello di «governare, insegnare e santificare» qualcuno, ma quello di «ascoltare» e «accogliere» il non credente.
 
Il dogma non è più una parola definitiva
Se è ancora da verificare fino a che punto il rahnerismo abbia intaccato il tessuto della Chiesa, c’è l’evidenza di quanto le suggestioni delle nuove correnti teologiche siano coincidenti con il pensiero di Rahner. E una tale evidenza porta ad «affermare che tutte le teologie del progressismo teologico del postconcilio trovino in Karl Rahner il loro padre». C’è un unico comun denominatore dietro la priorità che molti vescovi danno all’azione pastorale, alla svalutazione del tomismo, al dialogo a tutti i costi, al primato dell’esperienza atematica, alla predilezione per il linguaggio del mondo, al concetto di concilio (o di sinodo) dove prevale l’azione del convenire sui contenuti effettivi degli incontri.
 
Fontana porta l’esempio del cardinale Walter Kasper, molto attivo all’ultimo Sinodo della famiglia, la cui formazione è del tutto rahneriana. Per Kasper, il moderno metodo teologico non deve più partire dai dogmi, ma deve anzi «vedere il dogma come intermedio tra la Parola di Dio e la situazione di vita della comunità cristiana». Non più un dogma «visto come qualcosa di definitivo», ma una pura espressione linguistica, che si deve piegare alla situazione reale della persona e alle mutate percezioni storiche.
La cosa che maggiormente colpisce in Ranher, tuttavia, è che «nei suoi confronti non è stata emessa nessuna condanna, nonostante i numerosi e fondamentali punti contrari alla dottrina cattolica». Giovanni XXIII lo chiamò al Concilio Vaticano II come perito. Qualcosa non torna.

Tratto da QUI

mercoledì 24 febbraio 2016

Giovanna, la fanciulla guerriera

E' un libro che narra la storia affascinante e dolorosa di santa Giovanna d'Arco, la contadina che divenne guerriera per amore della sua Patria in risposta alla richiesta di Dio di liberare la Francia dall'assedio dell'Inghilterra; infatti Giovanna, appena tredicenne, inizia a sentire delle voci che vengono dal Cielo,  spesso accompagnate da un bagliore e da visioni dell'Arcangelo Michele, di Santa Caterina d'Alessandria e di Santa Margherita di Antiochia, che le chiedono di farsi carico del destino di Francia. Si ribella alla volontà del padre, che la vuole vedere sposa, per seguire un'altra strada, l'unica che sente sua: incontrare il "gentile delfino" e salvare il regno dall'assedio degli inglesi. Lei, un'adolescente che non ha mai cavalcato in vita sua, riesce a conquistare capitani, prelati, nobili, uomini di cultura, re, con le sue irremovibili convinzioni, il suo carisma ispirato, la sua incredibile visione tattica in battaglia, la sua fede oltre ogni ragione. Per Dio e per la Patria, fino alla morte.
Giovanna è eroina nazionale di Francia, meglio conosciuta come la Pulzella d'Orléans. Ebbe il merito di riunificare il proprio Paese contribuendo a risollevarne le sorti durante la guerra dei Cent'anni, guidando vittoriosamente le armate francesi contro quelle inglesi. Catturata dai Borgognoni davanti Compiègne, Giovanna fu venduta agli inglesi che la sottoposero ad un processo per eresia, al termine del quale, il 30 maggio 1431, fu condannata al rogo ed arsa viva.
Nel 1456 il Pontefice Callisto III, al termine di una seconda inchiesta, dichiarò la nullità di tale processo. Beatificata nel 1909 e canonizzata nel 1920 da Papa Benedetto XV, Giovanna venne dichiarata patrona di Francia.
 

martedì 21 aprile 2015

Dove lo sguardo trova quiete

La verità è composta dalla beltà e dall’amore. Dio, che è Verità, infatti è Bellezza perfetta, nonché Amore perfetto. La bellezza è una forma superiore di conoscenza umana, comunicazione più immediata e consapevolezza subitanea, rispetto alla conoscenza intellettiva, che per raggiungere determinati obiettivi deve attraversare tappe ed ostacoli. Disse Benedetto XVI, allora cardinale Joseph Ratzinger, cultore della bellezza: «La vera conoscenza è essere colpiti dal dardo della bellezza che ferisce l’uomo» (cfr. La bellezza. La Chiesa, LEV-Itaca, Roma-Castel Bolognese 2005, pp.11-26). Non per nulla la bellezza ti ruba e ti rapisce, liberandoti dalle catene dell’inquietudine.

Tutto il Creato è un inno alla bellezza: dal firmamento alle galassie, dal caldo sole alla bianca luna, dall’azzurro del cielo al blu delle onde marine, dalle vette imponenti e potenti delle montagne agli incanti del mondo sottomarino… E mentre la rotazione delle stagioni, nelle quali e fauna e flora si muovono, declama la bellezza del Creatore, l’unica creatura ribelle alla Verità e, dunque alla bellezza, è l’uomo, che esce con il suo libero arbitrio (il peccato) dai canoni dell’armonia, dell’ordine, del cosmo per entrare in quelli della bruttezza, del disordine, delle tenebre e del caos. Così le arti umane, mezzi che Dio ha donato per arricchire e riempire l’anima dell’uomo e che dovrebbero comunicare solo bellezza, nell’età contemporanea il più delle volte non raggiungono più tale scopo perché si sono filosoficamente corrotte, allontanandosi dalla Sorgente di ogni beltà.

Corrado Gnerre ha scritto un ottimo e piacevole saggio su tali tematiche, dal titolo: Dove lo sguardo trova quiete. La Bellezza come estetica del Vero e del Bene (Fede & Cultura, pp. 201, € 14,89), quinto volume della collana I libri del ritorno all’ordine, diretta da Gnocchi e Palmaro. L’autore, che aiuta il lettore a gustare ciò che è bello, risponde in maniera esaustiva alle domande «Cosa è la Bellezza? Può l’uomo farne a meno? Ha un rapporto con la Verità e il Bene o potrebbe trovare la propria ragion d’essere solo in se stessa?». La bellezza è nelle grandi opere d’arte, nelle note musicali come in quelle del vento o di un ruscello; essa è nelle parole, quando sono parole di Verità. I Santi hanno guardato alla Bellezza di Dio e la loro anima è guarita dal supplizio del vuoto e della solitudine interiore, permettendo loro di pregustare le bellezze del Paradiso.

La bellezza, come la Verità, non si piega a nessun relativismo: la musica di Bach è bella per se stessa, e ciò che segue i reali canoni della bellezza fa assurgere a Dio, perché la bellezza non solo si fa guardare e ascoltare, ma si fa contemplare, perché essa è manifestazione del Signore. Ci sono espressioni artistiche che sono vere e proprie strade verso l’Onnipotente, Bellezza sublime e suprema, «anzi sono un aiuto a crescere nel rapporto con Lui, nella preghiera», affermò Benedetto XVI. «Si tratta delle opere che nascono dalla fede e che esprimono la fede. Un esempio lo possiamo avere quando visitiamo una cattedrale gotica: siamo rapiti dalle linee verticali che si stagliano verso il cielo e attirano in alto il nostro sguardo e il nostro spirito, mentre, in pari tempo ci sentiamo piccoli, eppure desiderosi di pienezza… O quando entriamo in una chiesa romanica: siamo invitati in modo spontaneo al raccoglimento e alla preghiera. Percepiamo che in questi splendidi edifici è come racchiusa la fede di generazioni. Oppure, quando ascoltiamo un brano di musica sacra che fa vibrare le corde del nostro cuore, il nostro animo viene come dilatato ed è aiutato a rivolgersi a Dio. Mi torna in mente un concerto di musica di Johann Sebastian Bach, a Monaco di Baviera, diretto da Leonard Bernstein. Al termine dell’ultimo brano, una delle Cantate, sentii, non per ragionamento, ma nel profondo del cuore, che ciò che avevo ascoltato mi aveva trasmesso verità, verità del sommo compositore, e mi spingeva a ringraziare Dio» (p. 116).

Al poeta francese Paul Claudel, nel 1886 a Parigi, gli bastò entrare in Notre Dame e ascoltare il canto del Magnificat durante la Santa Messa di Natale per convertirsi al Cattolicesimo… non fece nessun ragionamento: a lui, avvezzo al linguaggio profondo della lirica, fu sufficiente incontrare, in quel meraviglioso contesto, la Bellezza di Dio e di Sua Madre.

Una recensione di Cristina Siccardi tratta da http://www.corrispondenzaromana.it/la-verita-e-bellezza-in-un-libro-di-corrado-gnerre/ 

 

mercoledì 15 aprile 2015

Un cuore per la nuova Europa

 
 
Un cuore per la nuova Europa
Appunti per una biografia del beato Carlo d’Asburgo
di Oscar Sanguinetti e Ivo Musajo Somma
Edizioni D’Ettoris 2004

Invito alla lettura di Mons. Luigi Negri
Prefazione di Marco Invernizzi

La figura del beato Carlo «ultimo degli Asburgo» merita attenzione non solo perché sovrano e santo, ma anche in quanto «sovrano santo». Uomo dall’elevata vita interiore, nonché padre di famiglia, che vedrà nel suo matrimonio non solo un dovere, ma un’occasione di santificazione, l'Imperatore Carlo d’Asburgo, negli anni del suo breve regno — come Carlo I d’Austria e IV d’Ungheria — sopra ciò che rimane del Sacro Romano Impero, la vasta monarchia austro-danubiana, riuscirà a esprimere la propria santità personale anche nell'improbo ruolo di imperatore.
Nel frangente della grande guerra, primo conflitto civile europeo, Carlo è abile condottiero e valoroso soldato. Attento ascoltatore del magistero del Papa, nonché presago di un esito infelice del conflitto per i propri popoli, s'impegnerà  fino all'eroicità per cercare di porre fine "l'inutile strage", come la chiamerà Papa Benedetto XV quando la barbarie del conflitto supererà ogni limite.
In questo suo sforzo Carlo d'Asburgo si scontrerà con l'intransigenza degli ambienti politici e di alcuni "poteri forti" che vogliono, non solo la sconfitta, ma la fine degli imperi centrali e con essi di ogni superstite segno di sacralità dell'autorità politica.
 
Un libro utile per la trattazione degli eventi, dal punto di vista storico, che porteranno alla prima guerra mondiale e per il profilo, seppur breve ma efficace, di questa grande figura di Imperatore e di santo.

 

giovedì 12 febbraio 2015

Liber Gomorrhianus

San Pier Damiani (1007-1072), abate del monastero di Fonte Avellana e poi cardinale vescovo di Ostia, fu una delle personalità più di spicco della riforma cattolica dell’undicesimo secolo. Il suo Liber Gomorrhianus apparve attorno al 1049, in un’epoca in cui la corruzione era largamente diffusa, fino ai vertici del mondo ecclesiastico. In questo scritto, diretto al Papa Leone IX, San Pier Damiani denuncia i vizi perversi del suo tempo con un linguaggio che non conosce falsa misericordia e compromessi.
Egli è convinto che di tutti i peccati, il più grave sia la sodomia, termine che comprende tutti gli atti contro natura, che vogliono soddisfare il piacere sessuale distogliendolo dalla procreazione. “Se questo vizio assolutamente ignominioso e abominevole non sarà  immediatamente fermato con un pugno di ferro, – scrive – la spada della collera divina calerà su di noi, portando molti alla rovina”. Papa Leone accolse con gratitudine il Liber Gomorrhianus, scrivendo a Pier Damiani che “ognuna delle affermazione di questo scritto incontra la nostra approvazione, come acqua gettata sul fuoco diabolico” e, raccogliendo le indicazioni del santo, intervenne con fermezza contro i sodomiti nella Chiesa.
 
'Liber Gomorrhianus' di san Pier Damiani
Edizioni Fiducia
euro 10.00

lunedì 20 ottobre 2014

Beato Rolando Maria Rivi, il martire bambino


Rolando Maria Rivi, nasce a San Valentino, frazione di Castellarano (Reggio Emilia) il 7 gennaio del 1931 in una famiglia profondamente cattolica. All’inizio di ottobre del 1942, terminate le scuole elementari, entra nel Seminario di Marola (Carpineti, Reggio Emilia) e vi rimane fino al 1944, perché, in seguito all'occupazione tedesca del paese, fu costretto a ritornare a casa. Continuò però a sentirsi seminarista e a indossare l'abito talare, nonostante il parere contrario dei genitori preoccupati per i gesti di odio antireligioso diffusi nella zona.  Il 10 aprile 1945 un gruppo di partigiani comunisti lo rapì. Mentre i genitori si recavano a lavorare nei campi, Rolando prese i libri e si allontanò, come al solito, per studiare in un boschetto, lì lo sorpresero i partigiani che gli tolsero la talare e lo torturarono. Rimase tre giorni loro prigioniero, subendo offese e violenze; poi lo condannarono a morte. Lo condussero in un bosco, presso Piane di Monchio (Modena), gli fecero scavare la sua fossa, fu fatto inginocchiare sul bordo e gli spararono due colpi di rivoltella, una al cuore e una alla fronte. Poi, della sua nera e immacolata talare, ne fecero un pallone da prendere a calci. Era venerdì 13 aprile 1945. Il suo corpo venne trovato quattro giorni dopo; aveva il volto coperto di lividi, il corpo martoriato e due ferite da arma da fuoco.
«Domani un prete di meno» questa la motivazione che venne data dal commissario politico della formazione partigiana garibaldina che uccise nel 1945 il seminarista Rolando Rivi di appena 14 anni.
"Beato Rolando Maria Rivi. Il martire bambino", il libro di Andrea Zambrano
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"Beato Rolando Maria Rivi. Il martire bambino", il libro di Andrea Zambrano
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Da allora la vicenda di Rolando Rivi è stata relegata in un ingiustificato oblio e la sua uccisione archiviata dalla vulgata come un delitto privato, fino a quando, dopo molti anni, la sua tomba è diventata meta di pellegrinaggi ed una guarigione miracolosa ne ha riportato in primo piano il martirio. Il 28 marzo 2013, ad appena sette anni dall'apertura della causa di beatificazione, papa Francesco ne ha riconosciuto il martirio in odium fidei. Il 5 ottobre 2013 Rolando Maria Rivi viene proclamato beato della Chiesa. Il suo sacrificio apre uno squarcio sui delitti del Triangolo della morte, che hanno avuto come vittime preti e religiosi in vista di un'imminente rivoluzione comunista.
 
 Il libro di Andrea Zambrano, edizioni Imprimatur,  affronta la storia di Rolando raccontando, documenti e testimonianze inedite alla mano, il pesante clima in cui il giovane seminarista si trovò a vivere e a testimoniare la sua fede. Un clima che il Pci e la vulgata resistenziale continuarono ad inquinare nonostante tre sentenze di un tribunale italiano che sancirono come Rolando non fosse una spia dei nazifascisti, ma venne ucciso per l'adesione alla sua fede in Cristo. Il lavoro di Zambrano cerca anche di dare risposte a quelle domande, spesso scomode, che hanno attanagliato la Chiesa reggiana che ha compiuto un lungo cammino di catarsi per accettare questo martirio e promuoverlo anche nel culto pubblico, lasciandosi alle spalle anni di compromessi nel nome della riconciliazione e un diffuso sentimento di disinteresse, se non di ostilità dettata da disinformazione e depistaggi, nei confronti del giovane martire. (Walter Santi su http://www.lanuovabq.it/)

domenica 28 settembre 2014

I miracoli eucaristici e le radici cristiane dell'Europa


Il 10 settembre scorso è stata fatta una ricognizione, a cento anni dall’ultima analisi, sulle Sacre Particole conservate nella basilica di San Francesco, a Siena, ricognizione che ha confermato come, a distanza di quasi trecento anni (284 per l'esattezza), era il 14 agosto 1730,  le Ostie si stanno ancora mantenendo miracolosamente intatte, contro ogni legge naturale. Il miracolo eucaristico di Siena è uno dei tanti avvenuti in altre parti del mondo e nel corso dei secoli.
In questo bel libro, edito da Edizioni Studio Domenicano (ESD),  l'autore Sergio Meloni, illustra tutti i Miracoli Eucaristici della storia, con una presentazione storica, iconografica, teologica. Un libro interessante soprattutto dal punto di vista religioso ma anche storico e scientifico perché non lascia indifferente chi con serietà cerca di dare risposte concrete ad un mistero che resta insondabile, in quanto divino. 
 
Sui miracoli eucaristici in rete si trova una bellissima mostra virtuale, ideata dal servo di Dio Carlo Acutis (qui il sito che parla di lui) un ragazzino che ha raggiunto la santità in soli 15 anni di vita, vissuti intensamente sotto lo sguardo di Gesù Eucaristico. 
Cliccate su http://www.miracolieucaristici.org/ per conoscerla

giovedì 28 agosto 2014

Le confessioni

"Le confessioni" di Sant'Agostino, opera scritta tra il 397 e il 400 d.C, sono uno dei massimi capolavori della letteratura cristiana. Di carattere autobiografico, esse si suddividono in tredici libri nei quali il Santo confessa i propri peccati e rende grazie a Dio per averlo liberato dal male. L'autore descrive gli eventi principali della propria esistenza, analizzando così i passi che lo hanno portato a diventare un vero cristiano. I primi nove libri sono totalmente inerenti ad esperienze di vita, mentre gli ultimi quattro riguardano principalmente diverse concezioni filosofiche come: l'essenza del tempo e l'origine dell'uomo. Con Dio c'è un continuo dialogo, attraverso il quale Agostino racconta come sia giunto alla fede e percorrendo quali strade sia arrivato alla verità. Il racconto parte dall'infanzia, dai primi peccati commessi che egli vede anche negli altri bambini. Sin da piccolo è sempre stato attirato dalla dicotomia bene-male, arrivando a provare ogni dissolutezza per poi abbracciare il manicheismo, inizialmente unica sua vera fede. D'importanza vitale sono il viaggio a Milano e l'incontro con Ambrogio che lo guiderà alla conversione cristiana. Negli ultimi libri dell'opera, Sant'Agostino approfondisce il tema della Creazione.

lunedì 20 gennaio 2014

Vangeli delle Domeniche

Vangeli delle Domeniche è frutto di una serie di omelie predicate da Padre Cornelio Fabro alla Radio italiana (Programma nazionale) negli anni 1954-1955. Il volume, che vide la luce per la prima volta nel 1959, si presenta privo di note, tuttavia, prende la maggior parte delle citazioni e degli accenni, argomentativi o esplicativi, dalla Sacra Scrittura, particolarmente dai Vangeli, e dalla letteratura agiografica.
 Con la lettura di Vangeli delle Domeniche si intuisce la profonda conoscenza non soltanto intellettuale, ma soprattutto esperienziale, che Fabro ha sia di Cristo, sia dell’uomo e, dall’inizio alla fine del volume, si avverte una continua «tensione» tra Dio e l’uomo, tra grazia e libertà. (www.corneliofabro.org)
 
Indice generale
Avvertenza
Domenica I di Avvento
Domenica II di Avvento
Domenica III di Avvento
Domenica IV di Avvento
La Natività del Signore
Domenica fra l’ottava della Natività del Signore
Circoncisione di nostro Signore
Festa del SS. Nome di Gesù
Epifania del Signore
Festa della Sacra Famiglia
Domenica II dopo l’Epifania
Domenica III dopo l’Epifania
Domenica IV dopo l’Epifania
Domenica V dopo l’Epifania
Domenica VI dopo l’Epifania
Domenica di Settuagesima
Domenica di Sessagesima
Domenica di Quinquagesima
Domenica I di Quaresima
Domenica II di Quaresima
Domenica III di Quaresima
Domenica IV di Quaresima
Domenica di Passione
Domenica delle Palme
Pasqua di Resurrezione
Domenica in Albis
Domenica II dopo Pasqua
Domenica III dopo Pasqua
Domenica IV dopo Pasqua
Domenica V dopo Pasqua
L’Ascensione del Signore
Domenica fra l’ottava dell’Ascensione
Domenica di Pentecoste
Festa della SS. Trinità
Festa del Corpus Domini
Domenica II dopo Pentecoste
Domenica III dopo Pentecoste
Domenica IV dopo Pentecoste
Domenica V dopo Pentecoste
Domenica VI dopo Pentecoste
Domenica VII dopo Pentecoste
Domenica VIII dopo Pentecoste
Domenica IX dopo Pentecoste
Domenica X dopo Pentecoste
Domenica XI dopo Pentecoste
Domenica XII dopo Pentecoste
Domenica XIII dopo Pentecoste
Domenica XIV dopo Pentecoste
Domenica XV dopo Pentecoste
Domenica XVI dopo Pentecoste
Domenica XVII dopo Pentecoste
Domenica XVIII dopo Pentecoste
Domenica XIX dopo Pentecoste
Domenica XX dopo Pentecoste
Domenica XXI dopo Pentecoste
Domenica XXII dopo Pentecoste
Domenica XXIII dopo Pentecoste
Domenica XXIV dopo Pentecoste
Festa di S. Giuseppe
Festa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo
Festa di tutti i Santi
La parabola dell’amico importuno
Beati i pacifici
Indici, avvertenze e note
Indice dei nomi
Tabelle Complementari
Avvertenze generali sulle Opere Complete di Cornelio Fabro
Avvertenze riguardanti il volume
Avvertenze sulle note al testo
Note al testo
Indice generale

 

mercoledì 26 giugno 2013

Vita di mamma Margherita


Le grandi parole
Il giorno 30 ottobre è l'ultimo che Giovanni Bosco passa fuori dal Seminario. Nelle sue 'Memorie', don Bosco ricorda così quel giorno: Il giorno 30 ottobre di quell'anno 1835 dovevo trovarmi in Seminario. Il piccolo corredo era preparato. I miei parenti erano tutti contenti: io più di loro. Mia madre soltanto stava in pensiero e mi teneva tuttora lo sguardo addosso, come volesse dirmi qualche cosa. La sera precedente alla partenza ella mi chiamò a sè e mi fece questo memorando discorso:  "Giovanni, tu hai vestito l'abito del sacerdote. Io ne provo tutta la consolazione che una madre può provare per la fortuna di un figlio. Ma ricordati che non è l'abito che onora il tuo stato, è la pratica della virtù. Se mai tu avessi a dubitare di tua vocazione, ah per carità! non disonorare questo abito. Posalo subito. Preferisco avere un povero contadino che un figlio prete trascurato nei suoi doveri. Quando sei venuto al mondo, ti ho consacrato alla Beata Vergine. Quando hai cominciato i tuoi studi ti ho raccomandato la devozione a questa nostra madre. Ora ti raccomando di esserle tutto suo. Ama i compagni devoti di Maria. E se diventi sacerdote, raccomanda e propaga sempre la devozione di Maria".
Nel terminare queste parole, mia madre era commossa; io piangevo. "Madre -le risposi-, vi ringrazio di tutto quello che avete detto e fatto per me. Queste parole non saranno dette invano e ne farò tesoro in tutta la mia vita" ( dalle 'Memorie' di don Bosco).

In queste parole c'è la fede grande di una mamma contadina. Davanti a suo figlio che entra in Seminario, come un contadino davanti al campo pieno di grano maturo, ha già dimenticato il lavoro, le difficoltà, le sofferenze che l'hanno accompagnata fin lì. Davanti al figlio che sta raggiungendo la prima meta sognata a nove anni, sente solo la 'consolazione', vede solo la 'fortuna' del figlio. Questa fede è stata sorretta dalla fiducia totale in Maria Santissima, alla quale ha consacrato Giovanni neonato, ha affidato Giovanni che muoveva i primi passi verso la scuola. Ma la sua fede è concreta, disincantata. Nel breve orizzonte della sua vita ha visto anche preti che hanno 'disonorato' il loro abito, la loro missione. E mette in guardia suo figlio con parole dure: piuttosto che cattivo prete, meglio non-prete. 

martedì 14 maggio 2013

L'eredità di Benedetto XVI

Benedetto XVI lascia al suo successore Francesco un Magistero che tratta in modo sistematico tutti i grandi temi della vita cristiana, un 'corpus' paragonabile nella storia della Chiesa solo a quello di Leone XIII. Dall'interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II come "riforma nella continuità" - una lettura che chiede di accettare lealmente le riforme, leggendole però non contro ma alla luce del Magistero precedente - discende anzitutto un'intransigente difesa della libertà religiosa, una nozione che Benedetto XVI fonda e spiega contro ogni relativismo. Alla denuncia della "dittatura del relativismo" corrisponde un grande rilancio della dottrina  sociale della Chiesa intorno ai "principi non negoziabili" - vita, famiglia, libertà di educazione -, a sua volta radicato in un ritorno alla teologia della storia che mostra le tappe di un processo di scristianizzazione dal Rinascimento all'Illuminismo, dalle tragiche ideologie del secolo XX a quelle non meno insidiose dell'era postmoderna.
Come antidoto a questa grande crisi, che lambisce anche il sacerdozio cattolico, Papa Ratzinger propone il ritorno alla fede: e l'Anno della fede ci ricorda che non si tratta di un'emozione, ma di un preciso contenuto di dottrina.
 
Per tanti cattolici italiani è stata quella di Massimo Introvigne la voce che quotidianamente ha presentato e spiegato il Magistero di Benedetto XVI. Con questo libro Introvigne propone una sintesi degli insegnamenti degli ultimi anni di Papa Ratzinger: un'eredità preziosa per il nuovo pontificato che si apre.  

domenica 21 aprile 2013

Un manuale per conoscere la Massoneria

La Massoneria è un sistema diabolico per esaltare l’uomo e la sua ragione, dove i riti esoterici uniscono, in una nera spiritualità, le persone fra di loro. Con il termine esoterismo («interiore»), ci si riferisce all’ermetismo, all’alchimia, alla cabala ebraica… e la magia prende un posto di primo piano. Lo studio attento dei riti e dei principi massonici dimostra la lampante incompatibilità di questi con quelli della Chiesa, un’ostilità che si evidenzia in tre punti: l’umanesimo, la ritualità e l’esoterismo. Il primo, che ha le sue fondamenta sia nell’umanesimo rinascimentale, sia nel razionalismo illuminista, consiste nel soggettivismo e nel relativismo dogmatico, verificandosi così una privazione di sottomissione sia ai dogmi che alla gerarchia ecclesiastica; perciò «il cattolico orgoglioso d’esser massone va lo stesso a ricevere la Santa Comunione e desidera rimanere massone attivo e partecipe ai riti di Loggia» (p. 9).

La Massoneria ha compiuto una vera e propria guerra contro la Chiesa Cattolica per sottrarle sia il potere temporale, sia la sua influenza nella cultura, nella mentalità, nei costumi e nelle legislazioni delle nazioni.Il volume è un utile sussidio per tutti coloro che desiderano comprendere seriamente il fenomeno massonico e quanto esso abbia inciso nel pensiero e nel modus vivendi del mondo occidentale, dove sono state recise le norme di Cristo. Qui viene tracciata questa perversa storia, la sua filosofia, la sua dottrina, il metodo con i suoi giuramenti e le sue punizioni, i rapporti che la Massoneria ha cercato e cerca con la religione. Inoltre sono ricordati alcuni nomi celebri dell’antimassonismo cattolico, quello che ha denunciato il satanismo massonico, e vengono esaminate con cura le differenze fra massoneria inglese, francese, italiana, tedesca e statunitense, giungendo alla conclusione che esiste una linea di collegamento fra tutte: la ricerca dell’illuminazione, alla quale ci si avvicina sempre più se ci si innalza di grado nell’iniziazione, al cui apice sta il Gran Maestro. Padre Siano compie anche una sorta di mappa italiana passata e contemporanea di personalità, luoghi e fatti legati alla Massoneria. Questo manuale diventa così un utilissimo vademecum della peste massonica moderna che dal 1717, anno della sua fondazione a Londra, ha raggiunto tutti gli angoli della terra, diffondendo il suo funesto e rovinoso pensiero: un vero e proprio “anticristo” che aggrega, con un patto, i suoi membri, appartenenti alle diverse professioni e ai diversi credi religiosi. Il vincolo massonico (giuramento, solidarietà, fratellanza universale) coalizza, sia visibilmente che invisibilmente, i membri fra di loro, ma anche tutte le logge e le massonerie di rito diverso. Vittime principali sono proprio Cristo, Verità assoluta, e Santa Romana Chiesa, custode di quell’unica Verità di salvezza. (Cristina Siccardi)