Non esistono parole al mondo che non siano state già scritte, all'Alba dei Tempi.......PAROLE SCOLPITE negli anfratti più profondi del cuore della Terra, nelle pieghe più morbide e levigate dell'intero universo, tra le radici della natura o tra i voli di ali celesti. Solo lo scrittore, come saggio e vecchio geografo, le sa cercare, comprendere e disegnare in pagine di eterna memoria......

I miei libri

Visualizzazione post con etichetta Storia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Storia. Mostra tutti i post

lunedì 4 luglio 2016

CONCEIVED IN LIBERTY



“CONCEIVED IN LIBERTY”
la contro-rivoluzione americana del 1776
autore Beniamino Di Martino

L’indipendenza delle colonie americane proclamata il 4 luglio 1776 è uno dei più grandi eventi della storia degli ultimi secoli. Esso rappresenta il perfezionamento della rottura tra la ricerca della libertà simboleggiata dall’approdo dei pellegrini del Mayflower sul Nuovo Mondo e il vortice ideologico a cui si auto-condannava il Vecchio Continente. I popoli delle colonie avevano, poi, potuto prosperare grazie al modo con cui la politica assolutista della madrepatria trascurò il controllo nei nuovi insediamenti: un “salutare oblio” da parte del governo che dimostra come lo sviluppo sia assicurato dall’intraprendenza individuale quando questa è libera dal gravame della politica. La resistenza a questo peso tirannico, manifestato dall’imposizione fiscale, è la cifra per intendere la forza che una società composta da uomini liberi è in grado di esprimere. Il rispetto per le libertà individuali e la difesa della proprietà privata, infatti, hanno contrassegnato, per l’America, un cammino di benessere e progresso, un cammino da cui l’Europa nel 1789 volle ulteriormente allontanarsi.   
 
 
"Gli Stati Uniti, illustra bene don Di Martino, furono l’effetto di una guerra d’indipendenza (una “guerra civile” all’interno dell’impero britannico) e non di una rivoluzione. Non ebbero nulla a che spartire con lo spirito giacobino che invece travolgerà la Francia. L’idea di governo che ne sorse fu agli antipodi dell’idea di Stato nata dalla Rivoluzione Francese. Se e quando i suoi dibattiti furono interessati dalla cultura illuministica, l’influenza fu più “d’ambiente” che d’ideologia (si è più figli del proprio tempo che dei propri padri, dice il pensatore cattolico colombiano Nicolás Gómez Dávila [1913-1994]).
Le sue dinamiche si svolsero certamente dentro il retaggio della rivoluzione protestante (e questo, nell’epoca coloniale, comportò anche la persecuzione di certi cattolici), ma ciò significa che furono anche una “guerra civile” fra protestanti (....)
 
"L’indipedenza dalla Gran Bretagna non fu lo scopo della rivolta dei coloni nordamericana, ma divenne il mezzo estremo concreto per ri-stabilire il primo principio non negoziabile: che la libertà è un diritto inalienabile dell’essere umano e tale perché conferito da Dio attraverso la creazione di una natura umana inalterabile (sono parole della Dichiarazione d’indipendenza del 1776), un diritto che precede qualsiasi costruzione o logica umana e che non è riducibile da alcun potere, Stato, forza.
È stato per effetto di questa nascita eccezionale che la Chiesa Cattolica è potuta diventare il sale della Terra americana. Il mondo nato dalla Rivoluzione Francese ha voluto invece affermare il contrario, facendo dell’uomo uno strumento fungibile dello Stato e del potere qualunque esso sia."
 
MARCO RESPINTI SU lanuovabq.it

mercoledì 15 aprile 2015

Un cuore per la nuova Europa

 
 
Un cuore per la nuova Europa
Appunti per una biografia del beato Carlo d’Asburgo
di Oscar Sanguinetti e Ivo Musajo Somma
Edizioni D’Ettoris 2004

Invito alla lettura di Mons. Luigi Negri
Prefazione di Marco Invernizzi

La figura del beato Carlo «ultimo degli Asburgo» merita attenzione non solo perché sovrano e santo, ma anche in quanto «sovrano santo». Uomo dall’elevata vita interiore, nonché padre di famiglia, che vedrà nel suo matrimonio non solo un dovere, ma un’occasione di santificazione, l'Imperatore Carlo d’Asburgo, negli anni del suo breve regno — come Carlo I d’Austria e IV d’Ungheria — sopra ciò che rimane del Sacro Romano Impero, la vasta monarchia austro-danubiana, riuscirà a esprimere la propria santità personale anche nell'improbo ruolo di imperatore.
Nel frangente della grande guerra, primo conflitto civile europeo, Carlo è abile condottiero e valoroso soldato. Attento ascoltatore del magistero del Papa, nonché presago di un esito infelice del conflitto per i propri popoli, s'impegnerà  fino all'eroicità per cercare di porre fine "l'inutile strage", come la chiamerà Papa Benedetto XV quando la barbarie del conflitto supererà ogni limite.
In questo suo sforzo Carlo d'Asburgo si scontrerà con l'intransigenza degli ambienti politici e di alcuni "poteri forti" che vogliono, non solo la sconfitta, ma la fine degli imperi centrali e con essi di ogni superstite segno di sacralità dell'autorità politica.
 
Un libro utile per la trattazione degli eventi, dal punto di vista storico, che porteranno alla prima guerra mondiale e per il profilo, seppur breve ma efficace, di questa grande figura di Imperatore e di santo.

 

mercoledì 8 ottobre 2014

Guida (politicamente scorretta) all'islam e alle crociate

 
Tutto (o quasi) ciò che sapete sull'Islam e le Crociate è falso perché la gran parte dei testi scolastici e dei libri di storia più diffusi sono scritti da accademici e da apologeti dell'Islam che giustificano le loro teorie e scelte con "fatti" storici mistificati. Ma non temete: Robert Spencer nel suo libro GUIDA (politicamente scorretta) ALL'ISLAM E ALLE CROCIATE - Ed. LINDAU, rifiuta i miti popolari e rivela aspetti della storia che non vi insegneranno a scuola né ascolterete mai al telegiornale della sera. L'autore coinvolge i lettori in un viaggio incalzante e politicamente scorretto alla scoperta della dottrina islamica e della storia delle Crociate. Un viaggio da cui trarre tutte le informazioni che occorrono per comprendere la reale natura del conflitto globale che l'Occidente, oggi, si trova ad affrontare.
 
 L'autore ci dona un chiarimento sull'argomento scrivendo: "Non ho concepito questo libro né come un'introduzione generale alla religione islamica né come un esaustivo resoconto storico sulle Crociate. Piuttosto, mi propongo di analizzare una serie di affermazioni sull'Islam e sulle Crociate tanto tendenziose quanto popolari. Con la speranza di rendere il discorso pubblico un po' più vicino alla verità."
 
L''autore è un esperto di storia dell'Islam e del terrorismo islamico, argomenti sui quali ha scritto diversi libri e la cui diffusione e popolarità, soprattutto in America e nel Regno Unito, gli sono costati minacce di morte, per cui vive sotto protezione in una località segreta.
 
Qui un bell'articolo di Rino Cammilleri su Islam e Crociate

mercoledì 12 giugno 2013

Pio IX, l'ultimo Papa Re

Andrea Tornielli, vaticanista e inviato speciale de “Il Giornale”, dedica il suo interesse di storico alla figura del beato Pio IX, l'ultimo "Papa Re", l'estremo protagonista del potere temporale della Chiesa, che ha finito i suoi giorni “prigioniero” nel Palazzo vaticano, spesso presentato come un ottuso conservatore, incapace di comprendere il corso della storia, chiuso a ogni novità. La sua figura rimane schiacciata sulle vicende risorgimentali che l'hanno visto protagonista. Questa biografia, priva di intenti revisionistici o agiografici, offre oggi la possibilità di conoscere davvero Papa Giovanni Maria dei conti Mastai Ferretti, rileggendone la figura e l'operato alla luce delle più recenti scoperte documentaristiche e interpretazioni storiografiche. Inoltre, permette di comprendere meglio un personaggio e un'epoca di nodale importanza per la nostra storia nazionale. Il volume è arricchito da un’appendice in cui sono riportati integralmente i testi di alcuni dei più importanti documenti del suo magistero.

Nei primi anni, il beato Pio IX governò lo Stato Pontificio con una progressiva apertura alle richieste liberali di una parte della popolazione tanto da essere considerato un "Papa liberale". Il primissimo provvedimento adottato, appena un mese dopo la sua elezione - 16 luglio 1846 –, fu la concessione dell’ amnistia per i reati politici. Tra le grandi riforme attuate si menziona l’istituzione della Consulta di Stato, della Guardia Civica e la libertà di circolazione dei giornali unita ad una moderazione della censura preventiva. In seguito ai moti rivoluzionari, il 14 marzo 1848, il Beato Pio IX, sull’esempio del sovrano del Regno delle Due Sicilie, promulga “Nelle istituzioni”, Costituzione apostolica sullo Statuto dello Stato Pontificio. Con questo testo lo Stato del Papa si avviava decisamente verso la laicizzazione, l’alta e la media borghesia potevano iniziare a prendere parte alla vita politica che in precedenza era prerogativa del Sacro Collegio. Nonostante le riforme, nel 1848 si susseguirono una serie di tentativi di rovesciamento politico che portarono all’uccisione del Conte Pellegrino Rossi, a cui il Papa aveva affidato la guida del governo. La situazione precipita: guidata dai circoli politici, una turba di persone, fra le quali sono presenti anche dei deputati radicali, volontari della Guardia Civica e persino carabinieri pontifici, muove verso il Quirinale per indurre il Papa a laicizzare lo Stato. Il 24 novembre 1848, il Santo Padre, non intendendo avallare con la sua presenza gli atti del nuovo governo, prende la decisione di rifugiarsi prima a Gaeta e successivamente a Portici, ospite di Ferdinando II, Re delle Due Sicilie.
Nel dicembre 1848, il Parlamento romano nomina una giunta per il governo provvisorio. Da Gaeta, il Papa, dichiara illegale e privo di valore ogni atto promulgato dalla giunta la quale indice le elezioni per il 21 gennaio 1849. Con il consenso di circa un terzo degli elettori aventi diritto  - 250.000 votanti su una popolazione di 3.000.000 di persone -  nasce la Repubblica Romana, diretta da un Triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini, tutti accaniti nemici della Chiesa Romana. Il Santo Padre decide di chiedere un intervento armato per ripristinare la sovranità temporale dello Sato Pontificio. Risponde all’appello la Francia di Luigi Napoleone Bonaparte che invia un contingente di circa 7000 soldati con a capo il Generale Oudinot. Agli inizi di giugno del 1849, le truppe francesi sconfiggono quelle della Repubblica Romana comandate da Giuseppe Garibaldi e riconquistano Roma. Mazzini e Garibaldi lasciano la città, si scioglie la Costituente e su Castel Sant’Angelo viene nuovamente esposta la bandiera pontificia.

Dal Regno delle Due Sicilie, il Beato Pio IX pronuncia l’allocuzione “Quibus quantisque”: un documento che ripercorre la storia dei primi due anni di regno, le concessioni fatte, le lotte che si sono prodotte, in cui è presente un’accorata difesa del potere temporale della Chiesa e un duro rigetto all’accusa di essere affiliato alla massoneria. Con tale allocuzione inizia una nuova fase del regno di Papa Mastai, il quale, soggetto alle pressioni dell’ambiente, portato più a seguire che a reagire ad esse, amareggiato, si persuase che il regime costituzionale, il sistema parlamentare, la libertà di stampa, erano intrinsecamente cattivi. 

Davvero Pio IX aveva idee così vicine al liberalismo da essere definito un “papa giacobino”? La risposta più chiara che contribuisce a demolire il mito del “papa liberale”, era contenuta già nella prima enciclica del nuovo pontefice pubblicata il 9 novembre 1846 intitolata “Qui pluribus”, nella quale vengono condannate tutte le mostruosità che uomini congiunti fra loro in empia unione, avversari della sana dottrina e disdegnosi della verità, divulgano e disseminano presso il popolo con l’intento di rovesciare dalle fondamenta la Religione cattolica e la società civile. Nella stessa enciclica il Papa riafferma la condanna delle sette segrete già pronunciata dai suoi predecessori, la condanna del comunismo e dei libri contenenti insegnamenti contrari alla religione cattolica e ammonisce i vescovi affinchè abbiano particolare attenzione alla cura del clero e che siano misericordiosi con chi sbaglia, seguendo l’esempio evangelico.

Il Santo Padre rientra a Roma il 12 aprile 1850 tra una folla che lo accoglie con gioia. La situazione dello Stato al momento del rientro è penosa. L’amministrazione pontificia inizia una profonda opera di risanamento che porterà al pareggio, in otto anni, un bilancio che nel 1850 presentava un enorme deficit. Dati incontrovertibili dimostrano come la lotta risorgimentale abbia contribuito a falsare la realtà circa le condizioni di vita dei sudditi del pontefice. Il Papa introdusse nelle carceri, molto meno affollati rispetto agli altri stati italiani, le innovazioni umanitarie ispirate alla “teoria dell’emenda” – la finalità della sanzione sia la rieducazione del reo allontanandolo dalla vita criminale – e fece sorgere case di correzione per la riabilitazione dei detenuti. La pressione fiscale non era alta e i meno abbienti erano esentati dal pagamento delle imposte. Si istituì una cattedra di agraria all’università di Roma ed una commissione per l’agricoltura, l’orticoltura e l’allevamento del bestiame. Si elargivano somme premio a quanti piantavano nuovi alberi nel territorio dello Stato. Furono bonificati diversi territori e Roma fu dotata di acqua potabile chiamata “Pia”. Fu promossa l’illuminazione a gas e  ampliate le linee del telegrafo. La sanità era più efficiente di tanti altri stati europei. Si promosse la costruzione di linee ferroviarie che, secondo il Papa, avrebbero avuto un ruolo importante nello sviluppo economico, sociale, culturale e politico delle nazioni. Si studiarono nuovi sistemi di trasporto urbano. Notevoli progressi furono fatti nel settore industriale con il sorgere di fonderie, officine meccaniche, opifici per la filatura dei tessuti, cartiere, raffinerie di zucchero. Il governo del Beato Pio IX fu il primo in Italia ad introdurre i francobolli postali e si adoperò per la tutela e valorizzazione del patrimonio artistico. Quanto descritto, non per idealizzare l’amministrazione dello Stato Pontificio, ma per sfatare la leggenda nera che dipingeva il Papa come un ottuso oppositore della modernità e del progresso.

Il suo pontificato, il più lungo da San Pietro in poi, ha visto una fervida attività missionaria, la proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione – con la Bolla “Ineffabilis Deus” datata 8 dicembre 1854 -, l'apertura del Concilio Vaticano I, la nascita di molti nuovi ordini religiosi e la fondazione di associazioni e istituti culturali tutt'ora vivi.

Il decennio 1850-60 è segnato da un cambio di prospettiva nella battaglia risorgimentale per l’unità d’Italia. Fà il suo ingresso nella scena politica un personaggio chiave quale il primo ministro del governo sabaudo, Camillo Benso Conte di Cavour. Fallito l’esperimento della Repubblica Romana, Il Conte di Cavour vuole unificare l’Italia sotto l’egida della corona sabauda, vuole abbattere il potere temporale del Papa, creare con astuzia una “libera Chiesa in libero Stato”. Viene così sovvertito l’originale pensiero risorgimentale che era federalista verso cui il Beato Pio IX non era assolutamente contrario. Il ministro della Giustizia sabaudo, il Conte Giuseppe Siccardi, prepara una legge approvata dal Re che abolisce il foro ecclesiastico, sopprime il diritto d’asilo, cancella alcune feste religiose, limita la possibilità per la Chiesa di ricevere donazioni, introduce il matrimonio civile. L’Arcivescovo di Torino, Luigi Fransosi, che si oppone alla legge, viene arrestato, processato ed esiliato. Il governo Cavour, presenta alla Camera un nuovo progetto di legge, successivamente approvato, che prevede la soppressione degli ordini religiosi e relativa espropriazione di tutti i beni ecclesiastici. Cavour era convinto che la “lebbra del monacismo” fosse un importante fattore di arretratezza. Il Santo Padre, nell’allocuzione “Singolari quidam”, denuncia le norme che il Piemonte si appresta ad introdurre e con l’allocuzione “Cum saepe” commina la scomunica maggiore a quanti avevano proposto, approvato e sanzionato la legge. Ancora il Papa reagisce con la lettera apostolica “Cum catholica Ecclesia” dove riafferma, per l’ennesima volta, il valore del potere temporale e l’impossibilità per il pontefice di disfarsene. Intanto Pio IX medita la possibilità di costituire un esercito pontificio per la difesa del suo Stato. In risposta all’invito del Papa rispondono molti volontari appartenenti all’aristocrazia francese. Entrano a far parte dell’esercito pontificio anche volontari austriaci, polacchi, olandesi, belgi, italiani, svizzeri e irlandesi. Nel frattempo Giuseppe Garibaldi comanda i “Mille” per invadere il Regno delle Due Sicilie, un’operazione militare finanziata e sorretta dal Regno Sardo, dall’Inghilterra e dalla massoneria internazionale. In breve tempo il Papa, con l’avanzare delle truppe piemontesi, vede ridotto il suo Stato al solo “patrimonio di San Pietro” – Roma, Viterbo, Civitavecchia, Velletri e Frosinone -. Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II diviene re d’Italia. La caduta del potere temporale del Papa, a partire da questo momento, non è più il programma occulto delle società segrete ma quello pubblico e ufficiale del Regno d’Italia appena costituito. Nasce così, come problema internazionale, la “questione romana”.

L’8 dicembre 1864, il Santo Padre pubblica l’enciclica “Quanta cura” con annesso il testo del “Syllabus”, che condanna i “principali errori dell’età nostra che son notati nelle allocuzioni concistoriali, nelle encicliche e in altre lettere apostoliche del SS. Signor Nostro Papa Pio IX”. Tale Pubblicazione scatenerà una valanga di polemiche.
La Chiesa di Pio IX, prossima all’avvicinarsi al crollo definitivo dell’ultimo residuo del vecchio potere temporale del Papa, dà prova di grande vitalità con la convocazione del Concilio Vaticano I in cui, tra le altre cose, viene proclamato il dogma del magistero infallibile del Romano Pontefice nella costituzione apostolica “Pastor aeternus”.
I rapporti con il neonato Regno d’Italia non erano affatto buoni. L’anziano pontefice si sentiva accerchiato, attaccato, vittima di un complotto internazionale che tentava di eliminare non soltanto il potere temporale ma il papato stesso. Il Beato Pio IX non lascia nulla di intentato e, con la mediazione di San Giovanni Bosco, cerca di aprire delle trattative con la corona d’Italia per evitare che la soluzione del contenzioso venisse affidata alle armi. Alla fine, però, si conclude ben poco. Nell’estate del 1866, il governo italiano approva la legge per la soppressione degli enti ecclesiastici e la liquidazione dell’asse ecclesiastico: vengono annullati venticinquemila enti trasferendo tutti i loro beni allo Stato. Alla fine dello stesso anno, le truppe francesi di Napoleone III lasciano Roma restituendola al Papa dopo l’esperienza della Repubblica Romana. La partenza delle truppe francesi lascia il campo libero ai moti rivoluzionari promossi dai liberali presenti nello Sato Pontificio. Garibaldi, con il nulla osta del governo italiano, concentra delle truppe di volontari alle porte dello Stato del Papa. Napoleone III decide di intervenire a sostegno dell’esercito pontificio che, a Mentana, infligge una clamorosa sconfitta alle camicie rosse. Dopo la battaglia di Mentana, l’attenzione della Santa Sede e del Papa è assorbita dal Concilio Vaticano I.

Nel 1870, cambia il fragile equilibrio internazionale. La Francia dichiara guerra alla Prussia. Napoleone III ritira nuovamente le sue truppe da Roma. Il 2 settembre 1870, l’Imperatore francese viene battuto a Sedan e fatto prigioniero e a Parigi viene proclamata la repubblica. Il governo sabaudo torna alla carica per la conquista dello Stato Pontificio che avviene il 20 settembre 1870 attraverso la breccia di Porta Pia. Il Santo Padre, per evitare un inutile spargimento di sangue, qualche giorno prima, aveva dato istruzioni al comandante delle truppe pontificie di opporre una resistenza simbolica: <<…non si dica mai che il Vicario di Gesù Cristo, quantunque ingiustamente assalito, abbia a consentire a qualunque spargimento di sangue. La causa nostra è di Dio, e noi mettiamo tutta nelle sue mani la nostra difesa…..>>. Con l’enciclica “Respicientes ea” del 1° novembre 1870, il Beato Pio IX condanna senza appello l’occupazione di Roma e la spoliazione dello Stato Pontificio e infligge la scomunica a tutti i responsabili della presa della Città Eterna.

Nel 1872 il re Vittorio Emanuele firma la legge che prevede l’espulsione dei religiosi dai loro conventi, la dispersione di circa tredicimila persone tra frati e suore e la confisca di quattrocentosettantasei case religiose. Il 16 giugno 1872, con la lettera apostolica “Costretti nelle”, Pio IX definisce usurpatore il governo italiano che ha soppresso gli Ordini religiosi in Roma, patrimonio della Chiesa universale.

Con il “Non expedit”, il Papa decide di far astenere i cattolici dalla vita politica italiana segno di non voler scendere a patti con il nuovo regime usurpatore. Il popolo cattolico si concentra così nel sociale con la nascita di una rete di opere nell’ambito delle parrocchie.

Il 7 febbraio 1878, il camerlengo di Santa Romana Chiesa, Cardinale Gioacchino Pecci, futuro Papa Leone XIII, annuncia la morte del Santo Padre Pio IX. Poco prima di morire dirà << Il mio successore dovrà ispirarsi al mio attaccamento alla Chiesa e al mio desiderio di fare del bene. Quanto al resto, tutto è cambiato intorno a me, il mio sistema e la mia politica hanno fatto il loro tempo, ma io sono troppo vecchio per cambiare indirizzo: sarà l’opera del mio successore >>.

 

domenica 21 aprile 2013

Un manuale per conoscere la Massoneria

La Massoneria è un sistema diabolico per esaltare l’uomo e la sua ragione, dove i riti esoterici uniscono, in una nera spiritualità, le persone fra di loro. Con il termine esoterismo («interiore»), ci si riferisce all’ermetismo, all’alchimia, alla cabala ebraica… e la magia prende un posto di primo piano. Lo studio attento dei riti e dei principi massonici dimostra la lampante incompatibilità di questi con quelli della Chiesa, un’ostilità che si evidenzia in tre punti: l’umanesimo, la ritualità e l’esoterismo. Il primo, che ha le sue fondamenta sia nell’umanesimo rinascimentale, sia nel razionalismo illuminista, consiste nel soggettivismo e nel relativismo dogmatico, verificandosi così una privazione di sottomissione sia ai dogmi che alla gerarchia ecclesiastica; perciò «il cattolico orgoglioso d’esser massone va lo stesso a ricevere la Santa Comunione e desidera rimanere massone attivo e partecipe ai riti di Loggia» (p. 9).

La Massoneria ha compiuto una vera e propria guerra contro la Chiesa Cattolica per sottrarle sia il potere temporale, sia la sua influenza nella cultura, nella mentalità, nei costumi e nelle legislazioni delle nazioni.Il volume è un utile sussidio per tutti coloro che desiderano comprendere seriamente il fenomeno massonico e quanto esso abbia inciso nel pensiero e nel modus vivendi del mondo occidentale, dove sono state recise le norme di Cristo. Qui viene tracciata questa perversa storia, la sua filosofia, la sua dottrina, il metodo con i suoi giuramenti e le sue punizioni, i rapporti che la Massoneria ha cercato e cerca con la religione. Inoltre sono ricordati alcuni nomi celebri dell’antimassonismo cattolico, quello che ha denunciato il satanismo massonico, e vengono esaminate con cura le differenze fra massoneria inglese, francese, italiana, tedesca e statunitense, giungendo alla conclusione che esiste una linea di collegamento fra tutte: la ricerca dell’illuminazione, alla quale ci si avvicina sempre più se ci si innalza di grado nell’iniziazione, al cui apice sta il Gran Maestro. Padre Siano compie anche una sorta di mappa italiana passata e contemporanea di personalità, luoghi e fatti legati alla Massoneria. Questo manuale diventa così un utilissimo vademecum della peste massonica moderna che dal 1717, anno della sua fondazione a Londra, ha raggiunto tutti gli angoli della terra, diffondendo il suo funesto e rovinoso pensiero: un vero e proprio “anticristo” che aggrega, con un patto, i suoi membri, appartenenti alle diverse professioni e ai diversi credi religiosi. Il vincolo massonico (giuramento, solidarietà, fratellanza universale) coalizza, sia visibilmente che invisibilmente, i membri fra di loro, ma anche tutte le logge e le massonerie di rito diverso. Vittime principali sono proprio Cristo, Verità assoluta, e Santa Romana Chiesa, custode di quell’unica Verità di salvezza. (Cristina Siccardi)