Non esistono parole al mondo che non siano state già scritte, all'Alba dei Tempi.......PAROLE SCOLPITE negli anfratti più profondi del cuore della Terra, nelle pieghe più morbide e levigate dell'intero universo, tra le radici della natura o tra i voli di ali celesti. Solo lo scrittore, come saggio e vecchio geografo, le sa cercare, comprendere e disegnare in pagine di eterna memoria......

I miei libri

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lunedì 29 gennaio 2018

Silvana De Mari: una chiacchierata al profumo di tè


Da un'autrice che ama gli scrittori inglesi Tolkien e Lewis cosa mi sarei dovuta aspettare se non un'intervista fatta davanti ad un'ottima tazza di tè e per giunta affumicato? Come voi sapete io amo molto il tè, non di meno leggere i libri di Tolkien e Lewis (ed anche quelli della nostra scrittrice, ovviamente!), che di tè se ne intendevano, sapete anche che mi piace molto leggere il genere epico, fantasy come dicono Oltreoceano, dunque la piacevolissima chiacchierata, pensata apposta per voi, per farvi conoscere una scrittrice famosa, del genere epico appunto, mi ha suscitato emozione ed un profondo senso di stima e di gratitudine. Ringrazio Silvana De Mari che mi onora della sua amicizia e che mi ha dato la possibilità di poter condividere con voi, cari lettori, un momento intenso e davvero speciale. Così, sprofondata in una comoda poltrona di pelle scura, in una accogliente e raccolta stanza che sa di famiglia e di condivisione e dove domina una fornitissima libreria, avvolta dal profumo penetrante e dal sapore robusto del tè affumicato, impressionata dalla bellezza della casa immersa nella quiete della collina, ancora avviluppata nel gelo dell'inverno, con una serie di semplici domande, inizia la nostra conversazione:
 
1- Domanda:
Silvana, la cosa che sempre mi incuriosisce sapere di uno scrittore o di un artista in genere è come nasce, come si forma e perché inizia a scrivere.
 
Risposta:
Il mio desiderio di scrivere è nato quando ero bambina, a causa dei trasferimenti per il lavoro di mio padre, ogni due tre anni cambiavo città, quindi ero sempre sola, ero sempre senza amici, non conoscevo nessuno ed i libri invece erano degli amici che erano sempre presenti, quindi in quel periodo ho cominciato a sognare anch'io di essere un raccontatore di storie.
 
2- Domanda:
Le tue storie ed i tuoi personaggi invece come prendono forma?
 
Risposta:
In genere mi vengono sempre in mente nel momento in cui sto leggendo o studiando di storia, io sono un appassionato di storia, in particolare di storia del XX secolo e mentre leggo mi viene in mente la possibilità di trasportare le stesse linee di quello che sto leggendo in un'ambientazione fantastica, così da poterne parlare ma restando su un piano di leggerezza.
 
3- Domanda:
Le tue storie nascono dalle tue letture, ma ti ispirano anche i fatti della vita quotidiana?
 
Risposta:
Anche cose di vita quotidiana, su questo c'è il grosso vantaggio di essere medico, per cui persone vengono a raccontarmi la loro storia.
 
4- Domanda:
Sei credente, anche se da non molto tempo, quanto incide adesso la fede nei tuoi racconti e nei tuoi personaggi?
 
Risposta:
Incide molto! Adesso ho una fede manifesta, io sono stata atea dell'età di 11 anni all'età di 50 anni, più o meno, poi c'è stato un rientro molto lento e progressivo, ma credo che incida in quello che possiamo definire, mettendolo tra virgolette, il 'lieto fine', dico mettendolo tra virgolette perché a volte un personaggio molto importante, un personaggio amato, addirittura il personaggio principale muore, ma muore comunque nella luce, con una morte che ha un senso, con una morte che spalanca l'ingresso al bene nella storia, che spalanca lui l'ingresso nell'eternità. 
 
5- Domanda:
Quindi i tuoi personaggi vogliono consegnare un messaggio a tutti coloro che ti leggono? 
 
Risposta:
Certo, questa era l'idea! Il messaggio è soprattutto quello del valore della vita ma anche il messaggio del valore della morte.
 
6- Domanda:
Prima della tua conversione ciò che raccontavi poteva rappresentare per te un rifugio, un sognare ad occhi aperti la vita di stabilità che non avevi, visto che viaggiavi molto? Cosa desideravi trasmettere?
 
Risposta:
No, ho sempre voluto trasmettere lo stesso messaggio, quindi credo che fosse una specie di fede inconscia ma che cominciava a saltar fuori. Il mio libro più ferocemente e sicuramente anticlericale ed anti ecclesiale è 'Il cavaliere, la stella, la morte e il diavolo' che raccoglie i miei vecchi racconti, chi l'ha letto si renderà conto che c'è proprio la tipica rappresentazione, l'inquisizione ecc...., ma anche lì, c'è un racconto 'L'ultimo esame' di un padre disperato per la morte del figlio e questo racconto è stato inserito in una tesi di laurea in teologia sulla presenza in letteratura dello Spirito Santo che entra nella storia. Affianco ad autori molto alti, era stato messo anche questo racconto di questo padre disperato, un uomo ateo che, ad un certo punto, addirittura in questa sua disperazione bestemmia, ma che alla fine del racconto dice la frase: "Prima o poi riuscirò a ringraziare Dio di avermi dato Stefano".
 
7- Domanda:
Quale dei tuoi personaggi pensi ti assomigli di più o ti piace di più rispetto ad altri?
 
Risposta:
Il personaggio che mi assomiglia è Rosalba, di lei io non ho evidentemente la sua fisicità, lei è un'atleta, almeno nella prima parte della sua vita, io ho i suoi stessi scatti di collera, che qualche volta mi portano anche ad essere ingiusta. Il personaggio che ho amato di più invece è sempre stato Rankstrail, ma adesso è stato sostituito da Arduin. Arduin è l'Orco che combatte per gli uomini, contrariamente a Rankstrail che un'etica ce l'ha, perché gliel'han data sua madre e l'uomo che gli ha fatto da padre, Arduin anche l'etica se la deve costruire da zero.
 
8- Domanda:
La tua fede ritrovata, che però custodivi dentro di te, nel tuo cuore seppur inconsapevolmente, pensi ti abbia dato qualcosa di più, uno stimolo in più per scrivere le tue storie, confrontandoti con l'esempio di altri scrittori cattolici?
 
Risposta:
Sicuramente! Con Tolkien col 'Signore degli Anelli', anche con 'Le cronache di Narnia' di Lewis, anche lui ex-ateo che racconta la sua conversione in un libro dal titolo bellissimo 'Sorpreso dalla gioia'.
Penso che sia fondamentale, in maniera da avere chiare le idee, che la vita non è un ammasso casuale di atomi, dove un dolore inutile si rincorre con la disperazione, ma che tutto avvenga all'interno di una creazione. Una creazione dove è stata data la libertà di fare il male, quindi esiste il male ed esiste il dolore, perché se il male ed il dolore non esistessero non potrebbe esistere la libertà, ma è tutto all'interno di uno sguardo e dove la morte quindi non è la fine ma è il passaggio all'eternità.

9- Domanda:
Parlando di libri che autori preferisci leggere e che ti possano essere utili come fonte d'ispirazione?
 
Risposta:
Ovviamente Tolkien, Dante, Manzoni, mi rendo conto che sono tutti cattolici, molto anche Guareschi da cui ho preso l'ironia e Chesterton.

10- Domanda (Questa più che una domanda è un piccolo vezzo di donna curiosa, perdonatemelo!):
La tua famiglia ti supporta nel tuo lavoro?
 
Risposta:
La mia famiglia mi sopporta e questo vuol dire supportarmi!

11- Domanda:
Siamo alla fine della nostra chiacchierata, desideri aggiungere qualcosa?
 
Risposta:
Sono usciti due libri 'Arduin il rinnegato' che è un libro molto bello, ma che sconsiglio al di sotto dei 13 anni perché è estremamente violento; invece una storia più mite e graziosa che è 'La nuova dinastia', ma sono ambedue storie di formazione di due persone che devono combattere oltretutto soli contro tutti, combattere contro la propria gente pur di fare il bene, quindi ci sono delle linee di similitudine e sono due libri che amo molto.

12- Domanda (Questa più che una domanda è una richiesta):
Un messaggio per i lettori del mio blog?
 
Risposta:
Non abbiate paura perché siamo sotto lo sguardo di Dio!

mercoledì 22 febbraio 2017

Bianca come il latte, rossa come il sangue

giovedì 6 febbraio 2014

Il cavallo rosso

E' il romanzo capolavoro di Eugenio Corti lo scrittore che è scomparso il 4 u.s. Uscito nel maggio 1983 il libro è stato subito accolto dai lettori e dai critici non condizionati da ideologie, come un grande caso letterario; tale si è confermato con il succedersi delle edizioni. Le sue vicende romanzesche e insieme vere, si intrecciano inestricabilmente con i grandi avvenimenti che hanno sconvolto il mondo tra il 1940 e il 1974. Catturato dalla trama densissima, il lettore compie di pagina in pagina l'esperienza straordinaria consentita dalla grande letteratura: gioisce, soffre, ride, piange, cresce insieme ai protagonisti e gli altri personaggi del romanzo e, nel contempo, si accorge di diventare più chiaro a sè stesso, più consapevole del perché della vita e del significato del mondo.
(Quarta di copertina Ed. ARES)
 
 

martedì 7 gennaio 2014

Lo spirito del Natale

«Alcuni uomini», ha affermato Maisie Ward, prima editrice e poi biografa di Gilbert Keith Chesterton, «sono spinti alle riforme soprattutto dall'odio. Chesterton, invece, era spinto soprattutto dall'amore. E, più chiaramente che altrove, quest'amore brilla in tutto ciò che ha scritto sul Natale». Ogni anno infatti, in prossimità dell’Avvento, era abitudine del grande romanziere, pittore, poeta, saggista, drammaturgo e giornalista inglese Gilbert K. Chesterton (1874-1936) pubblicare pensieri, articoli o poesie su tale festività.
Della cospicua produzione letteraria che Chesterton ha dedicato al Natale, questo volume offre al lettore una selezione di testi in prosa e alcune poesie che spaziano dagli esordi letterari alla maturità. Con una sola eccezione, essi compaiono per la prima volta in lingua italiana.
In queste pagine il lettore ritroverà la stessa verve ironica delle opere maggiori che ha fatto di Chesterton il «principe del paradosso». Senza mai risultare stucchevole o serioso nelle sue considerazioni sul mistero dell'Incarnazione e sulla nascita di Gesù.
Per l'autore la festività del Natale, di cui più volte egli sottolinea il carattere intimamente familiare, è un'occasione per esplorare «i significati nascosti nell'immagine della luce del mondo» che, comparendo nel nascondimento di una grotta,«si fa sole sotterraneo». Mentre decanta le tradizioni natalizie e denuncia il tentativo di tradurre in senso umanistico, gnostico e orientaleggiante l’avvenimento della nascita di Cristo, Chesterton invita l'uomo occidentale e cristiano a non vergognarsi delle proprie radici, della propria storia legata a doppio filo a quella di Dio che si incarna e nasce nel mondo: un invito a non vergognarsi della grandezza della tradizione cristiana!
Questo libro “Lo spirito del Natale”, è pubblicato dalla “D’Ettoris Editori”, a cura del prof. Maurizio Brunetti, dell’Università degli studi di Napoli “Federico II” (con una “Prefazione” di Mons. Luigi Negri, Crotone 2013, pp. 152, € 12,90).
Come scrive monsignor Luigi Negri nella sua “Prefazione” al libro, siamo davanti ad un «eccezionale testo di Chesterton», che dà vita ad «un recupero ironico, geniale e profondissimo, dell’evento cristiano».

mercoledì 30 ottobre 2013

Una lacrima mi ha salvato

Una lacrima mi ha salvata! E' questa la coinvolgente storia  di Angéle Leiby, raccontata in questo libro. Angéle è una donna francese di Strasburgo, il 14 luglio del 2009, in seguito ad una forte emicrania, viene portata in ospedale, di lì a pochissimo le sue condizioni precipitano, non riesce a parlare bene, fa fatica a respirare, diventa cieca, fino ad arrivare al coma. I medici decidono di intubarla e preparano il marito e la figlia al peggio:  Angèle non si risveglierà mai più. Ma questo è solo ciò che si vede. In realtà, Angèle sente tutto, sebbene – come racconta oggi – non riesca a vedere nulla, se non il buio, però riesce a sentire ed a capire tutto ciò che succede intorno a lei in quella stanza d'ospedale. Capisce di essere attaccata ad una macchina e di essere alimentata tramite un sondino, ma soprattutto comprende che i medici la danno per spacciata. Dopo tre giorni di coma in cui il suo corpo subisce continui peggioramenti, il 17 luglio un medico consiglia al marito di iniziare a contattare le pompe funebri.
Angèle sente tutto. Cerca di urlare, ma la sua è una voce muta. Si accorge che il marito le tiene la mano, ma non ha forza per fare alcun cenno. I medici si fanno sempre più insistenti col marito. Ormai la situazione è disperata, “occorre staccare la spina”, ma il marito e la figlia si oppongono e Angèle, cosciente di tutto recita il Padre Nostro. Il 25 luglio, anniversario del suo matrimonio, entra nella sua stanza la figlia Cathy che le rivela di aspettare il terzo figlio e che desidererebbe tanto che la nonna potesse almeno vederlo. È a quel punto che accade l’inaspettato. Dagli occhi di Angèle sgorga una lacrima. Una sola lacrima che consente alla figlia di avvertire i dottori. Poi il movimento di un mignolo. In quel corpo immobile c’è vita! Finalmente i medici compiono studi più approfonditi e fanno diagnosi di sindrome di Bickerstaff una encefalite troncoencefalica che permetterà ad Angèle di ottenere tutte le cure necessarie per guarire completamente dopo un periodo lungo e faticoso. Il 30 gennaio 2010 può tornare finalmente a casa.

mercoledì 10 aprile 2013

Il Piccolo Principe

Il titolo del mio blog di lettura mi è stato ispirato proprio dal capitolo 15.mo di questo libro che, lungi dall'essere solo un libro di narrativa per ragazzi,  affronta con estrema delicatezza, armonia e candore temi come il senso della vita, dell'amore, dell'amicizia,  del rispetto per l’universo oltre che per tutti gli esseri viventi che lo popolano.
Capitolo
    Il sesto pianeta era dieci volte più grande. Era abitato da un vecchio signore che scriveva degli enormi libri.
 


     
Ecco un esploratore, esclamò quando scorse il piccolo principe.
   
Il piccolo principe si sedette sul tavolo ansimando un poco. Era in viaggio da tanto tempo.
    
Da dove vieni? gli domandò il vecchio signore.
    
Che cos'è questo grosso libro? disse il piccolo principe. Che cosa fate qui?
    
Sono un geografo, disse il vecchio signore.
    
Che cos'è un geografo?
    
È un sapiente che sa dove si trovano i mari, i fiumi, le città, le montagne e i deserti.
    
È molto interessante, disse il piccolo principe, questo finalmente è un vero mestiere!    E diede un'occhiata tutto intorno sul pianeta del geografo. Non aveva mai visto fino ad ora un pianeta così maestoso.
    
È molto bello il vostro pianeta. Ci sono degli oceani?    Non lo posso sapere, disse il geografo.
    
Ah! (il piccolo principe fu deluso) E delle montagne?
    
Non lo posso sapere, disse il geografo.    E delle città e dei fiumi e dei deserti?
    
Neppure lo posso sapere, disse il geografo.
    
Ma siete un geografo!
    Esatto, disse il geografo, ma non sono un esploratore. Manco completamente di esploratori. Non è il geografo che va a fare il conto delle città, dei fiumi, delle montagne, dei mari, degli oceani e dei deserti. Il geografo è troppo importante per andare in giro. Non lascia mai il suo ufficio, ma riceve gli esploratori, li interroga e prende degli appunti sui loro ricordi. E se i ricordi di uno di loro gli sembrano interessanti, il geografo fa fare un'inchiesta sulla moralità dell'esploratore.    Perché?
    
Perché se l'esploratore mentisse porterebbe una catastrofe nei libri di geografia. Ed anche un esploratore che bevesse troppo.
    
Perché? domandò il principe.
    
Perché gli ubriachi vedono doppio e allora il geografo annoterebbe due montagne là dove ce n'è una sola.    Io conosco qualcuno, disse il piccolo principe, che sarebbe un cattivo esploratore.
    
È possibile. Dunque, quando la moralità dell'esploratore sembra buona, si fa un'inchiesta sulla sua scoperta.    Si va a vedere?    No, è troppo complicato. Ma si esige che l'esploratore fornisca le prove. Per esempio, se si tratta di una grossa montagna, si esige che riporti delle grosse pietre. 

   
All'improvviso il geografo si commosse.
    
Ma tu, tu vieni da lontano! Tu sei un esploratore! Mi devi descrivere il tuo pianeta!    E il geografo, avendo aperto il suo registro, temperò la sua matita. I resoconti degli esploratori si annotano da prima a matita, e si aspetta per annotarli a penna che l'esploratore abbia fornito delle prove.
    
Allora? interrogò il geografo.
    
Oh! da me, disse il piccolo principe, non è molto interessante, è talmente piccolo. Ho tre vulcani,
due in attività e uno spento. Ma non si sa mai.
    
Non si sa mai, disse il geografo.
    
Ho anche un fiore.
    
Noi non annotiamo i fiori, disse il geografo.
    
Perché? Sono la cosa più bella.    Perché i fiori sono effimeri
    
Che cosa vuoi dire "effimero"?    Le geografie, disse il geografo, sono i libri più preziosi fra tutti i libri. Non passano mai di moda. È molto raro che una montagna cambi di posto. È molto raro che un oceano si prosciughi. Noi descriviamo delle cose eterne.    Ma i vulcani spenti si possono risvegliare, interruppe il piccolo principe. Che cosa vuol dire "effimero"?    Che i vulcani siano spenti o in azione, è lo stesso per noi, disse il geografo. Quello che conta per noi è il monte, lui non cambia.    Ma che cosa vuol dire "effimero"? ripeté il piccolo principe che in vita sua non aveva mai  rinunciato a una domanda una volta che l'aveva fatta.
    
Vuol dire "che è minacciato di scomparire in un tempo breve".
    
Il mio fiore è destinato a scomparire presto?    Certamente.
   
Il mio fiore è effimero, si disse il piccolo principe, e non ha che quattro spine per difendersi dal mondo!
E io l'ho lasciato solo!     E per la prima volta si senti pungere dal rammarico. Ma si fece coraggio:
    
Che cosa mi consigliate di andare a visitare?
    
Il pianeta Terra, gli rispose il geografo. Ha una buona reputazione...
   
E il piccolo principe se ne andò pensando al suo fiore.