Non esistono parole al mondo che non siano state già scritte, all'Alba dei Tempi.......PAROLE SCOLPITE negli anfratti più profondi del cuore della Terra, nelle pieghe più morbide e levigate dell'intero universo, tra le radici della natura o tra i voli di ali celesti. Solo lo scrittore, come saggio e vecchio geografo, le sa cercare, comprendere e disegnare in pagine di eterna memoria......

I miei libri

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martedì 4 dicembre 2018

In difesa della carne

"In difesa della carne" è un libro scritto dal giornalista ambientalista Andrea Bertaglio che confuta, dati alla mano, la demonizzazione della carne e spiega invece il reale rapporto tra zootecnia, ambiente e alimentazione umana.
 
Era il 2006 quando uno studio della FAO annunciò al mondo che il settore dell’allevamento immette nell’atmosfera più gas a effetto serra che non quello dei trasporti. In molti sono tuttora convinti che, il mondo soffocherà a causa del metano prodotto dalla flatulenza delle vacche.
 
Il recentissimo libro “In difesa della carne” di Andrea Bertaglio, pubblicato dalla coraggiosa casa editrice Lindau, finalmente squarcia il velo sulla zootecnia e sul suo reale impatto sull’ambiente. L’autore è un giornalista specializzato che, pur provenendo dal versante cambioclimatista, con autentica onestà intellettuale  ha scelto di fare un po’ di chiarezza sulla base di dati tecnici e oggettivi: «Quando si ha a che fare con l’ecologia – scrive Bertaglio - è impossibile non esserne coinvolti fino a fare della difesa dell’ambiente una ragione di vita. E’ un processo che dopo qualche anno rischia di farti perdere la lucidità, e ti fa cristallizzare punti di vista o opinioni che dai per scontato essere giusti».
A proposito di cose scontate, l’autore ricorda innanzitutto il fatto che gli animali da allevamento, soprattutto i ruminanti, si nutrono per il 90% di alimenti che l’uomo non può digerire, come erba e fieno. Quindi essi non intercettano risorse destinate direttamente all’uomo o a fini energetici.
 
Bertaglio ricorda poi che un quarto delle emissioni globali (28,4 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente) sono prodotte da appena un centinaio di grandi aziende in tutto il pianeta. Sul podio, la Coal India (carbone) la russa Pjsc Gazprom (estrazione di gas) e la Exxon Mobil Corporation americana (petrolio). Fra tutte e tre, emettono nell’atmosfera circa 4 miliardi di tonnellate di anidride carbonica l’anno.  Nessuna delle cento società a più alta emissione di anidride carbonica a livello globale può essere ascritta al mondo della zootecnia.
 
Soprattutto, gli scarti della macellazione, così come il letame e il guano prodotti dall’allevamento servono a produrre il biogas che è, infatti, una miscela di metano e vari tipi di gas prodotti dalla fermentazione batterica di residui organici vegetali e animali in assenza di ossigeno. Dal trinciato di mais o di altre colture, dal cibo scaduto, dai reflui animali e dalle loro carcasse, si ricava quindi un combustibile pulito rinnovabile che per alcuni usi prende il posto dei combustibili fossili. In questo campo un primato spetta all’Italia che, insieme alla Germania e alla Cina, è il terzo produttore mondiale di biogas.
 
Altro tormentone ecologista riguarda il consumo di acqua. Ormai si è affermato nella coscienza collettiva il dato secondo cui per produrre un kg di carne siano necessari 15.000 litri d’acqua. Il calcolo è stato eseguito in modo manipolatorio, calcolando addirittura quella che evapora dai campi di foraggi e quella usata per lavare gli impianti di produzione. Di questa, circa l’80-90% torna nel ciclo naturale e viene restituita all’ambiente come acqua piovana. «Se nel calcolo del quantitativo d’acqua usato per produrre una bistecca di manzo – spiega Bertaglio - inserisco anche quella che è servita per fabbricare l’aratro con cui si è lavorato il campo che ha fornito il foraggio con cui si è nutrito l’animale, pare ovvio che la quantità finale sarà elevatissima». In realtà il consumo effettivo d’acqua per 1 kg di carne è di circa 300 litri. Gli allevamenti intensivi poi, nascono dove vi è già abbondanza d’acqua tanto che nessun territorio ha mai lamentato carenze idriche dovute alla zootecnia.
 
La carne poi ha un valore nutrizionale di altissima qualità,  e l’autore ne offre la prova scientifica spiegando anche come l’uomo si sia potuto evolvere proprio grazie alla dieta onnivora che ha permesso l’ingrandimento del suo cervello.
 
Il volume, forte di una competenza bipartisan, sia dal fronte ecologista sia da quello degli allevatori, traccia poi alcune conclusioni piacevolmente tranchant, proprio in quanto insolite: «Ritengo l’animalismo da salotto – scrive Bertaglio -  quello che ha portato le petizioni dei benestanti radical chic delle società industriali a fare quasi scomparire civiltà come quella degli Inuit, un’evoluzione fastidiosa e ipocrita del colonialismo dei secoli scorsi. Ritengo invece il veganesimo quanto di più lontano ci sia dalla salvaguardia della salute, perché l’alimentazione deve essere varia ed equilibrata; dalla protezione della natura, perché senza allevamenti interi territori verrebbero cementificati, degradati o desertificati; dal rispetto degli animali, perché dietro il sacrificio che si fa di un animale per nutrirsene o per produrre ciò di cui abbiamo bisogno c’è un enorme rispetto, appunto – non a caso ogni civiltà ha teso a ritualizzare questo tipo di sacrifico. Non è facendo vivere in casa nostra un maiale o trattando come una figlia una gallina che le dimostriamo amore. Al contrario, umanizzare in questo modo gli animali non è solo patetico e un tantino inquietante (almeno se si pensa ai risvolti psicologici di chi lo fa), ma è anche la dimostrazione del distacco totale dell’essere umano (urbano e con la pancia piena) da quello che è davvero la natura su questa Terra. E da come funziona affinché la vita possa continuare».
 
 Articolo di Andrea Cionci QUI

giovedì 28 agosto 2014

Le confessioni

"Le confessioni" di Sant'Agostino, opera scritta tra il 397 e il 400 d.C, sono uno dei massimi capolavori della letteratura cristiana. Di carattere autobiografico, esse si suddividono in tredici libri nei quali il Santo confessa i propri peccati e rende grazie a Dio per averlo liberato dal male. L'autore descrive gli eventi principali della propria esistenza, analizzando così i passi che lo hanno portato a diventare un vero cristiano. I primi nove libri sono totalmente inerenti ad esperienze di vita, mentre gli ultimi quattro riguardano principalmente diverse concezioni filosofiche come: l'essenza del tempo e l'origine dell'uomo. Con Dio c'è un continuo dialogo, attraverso il quale Agostino racconta come sia giunto alla fede e percorrendo quali strade sia arrivato alla verità. Il racconto parte dall'infanzia, dai primi peccati commessi che egli vede anche negli altri bambini. Sin da piccolo è sempre stato attirato dalla dicotomia bene-male, arrivando a provare ogni dissolutezza per poi abbracciare il manicheismo, inizialmente unica sua vera fede. D'importanza vitale sono il viaggio a Milano e l'incontro con Ambrogio che lo guiderà alla conversione cristiana. Negli ultimi libri dell'opera, Sant'Agostino approfondisce il tema della Creazione.

martedì 7 gennaio 2014

Lo spirito del Natale

«Alcuni uomini», ha affermato Maisie Ward, prima editrice e poi biografa di Gilbert Keith Chesterton, «sono spinti alle riforme soprattutto dall'odio. Chesterton, invece, era spinto soprattutto dall'amore. E, più chiaramente che altrove, quest'amore brilla in tutto ciò che ha scritto sul Natale». Ogni anno infatti, in prossimità dell’Avvento, era abitudine del grande romanziere, pittore, poeta, saggista, drammaturgo e giornalista inglese Gilbert K. Chesterton (1874-1936) pubblicare pensieri, articoli o poesie su tale festività.
Della cospicua produzione letteraria che Chesterton ha dedicato al Natale, questo volume offre al lettore una selezione di testi in prosa e alcune poesie che spaziano dagli esordi letterari alla maturità. Con una sola eccezione, essi compaiono per la prima volta in lingua italiana.
In queste pagine il lettore ritroverà la stessa verve ironica delle opere maggiori che ha fatto di Chesterton il «principe del paradosso». Senza mai risultare stucchevole o serioso nelle sue considerazioni sul mistero dell'Incarnazione e sulla nascita di Gesù.
Per l'autore la festività del Natale, di cui più volte egli sottolinea il carattere intimamente familiare, è un'occasione per esplorare «i significati nascosti nell'immagine della luce del mondo» che, comparendo nel nascondimento di una grotta,«si fa sole sotterraneo». Mentre decanta le tradizioni natalizie e denuncia il tentativo di tradurre in senso umanistico, gnostico e orientaleggiante l’avvenimento della nascita di Cristo, Chesterton invita l'uomo occidentale e cristiano a non vergognarsi delle proprie radici, della propria storia legata a doppio filo a quella di Dio che si incarna e nasce nel mondo: un invito a non vergognarsi della grandezza della tradizione cristiana!
Questo libro “Lo spirito del Natale”, è pubblicato dalla “D’Ettoris Editori”, a cura del prof. Maurizio Brunetti, dell’Università degli studi di Napoli “Federico II” (con una “Prefazione” di Mons. Luigi Negri, Crotone 2013, pp. 152, € 12,90).
Come scrive monsignor Luigi Negri nella sua “Prefazione” al libro, siamo davanti ad un «eccezionale testo di Chesterton», che dà vita ad «un recupero ironico, geniale e profondissimo, dell’evento cristiano».

mercoledì 26 giugno 2013

Vita di mamma Margherita


Le grandi parole
Il giorno 30 ottobre è l'ultimo che Giovanni Bosco passa fuori dal Seminario. Nelle sue 'Memorie', don Bosco ricorda così quel giorno: Il giorno 30 ottobre di quell'anno 1835 dovevo trovarmi in Seminario. Il piccolo corredo era preparato. I miei parenti erano tutti contenti: io più di loro. Mia madre soltanto stava in pensiero e mi teneva tuttora lo sguardo addosso, come volesse dirmi qualche cosa. La sera precedente alla partenza ella mi chiamò a sè e mi fece questo memorando discorso:  "Giovanni, tu hai vestito l'abito del sacerdote. Io ne provo tutta la consolazione che una madre può provare per la fortuna di un figlio. Ma ricordati che non è l'abito che onora il tuo stato, è la pratica della virtù. Se mai tu avessi a dubitare di tua vocazione, ah per carità! non disonorare questo abito. Posalo subito. Preferisco avere un povero contadino che un figlio prete trascurato nei suoi doveri. Quando sei venuto al mondo, ti ho consacrato alla Beata Vergine. Quando hai cominciato i tuoi studi ti ho raccomandato la devozione a questa nostra madre. Ora ti raccomando di esserle tutto suo. Ama i compagni devoti di Maria. E se diventi sacerdote, raccomanda e propaga sempre la devozione di Maria".
Nel terminare queste parole, mia madre era commossa; io piangevo. "Madre -le risposi-, vi ringrazio di tutto quello che avete detto e fatto per me. Queste parole non saranno dette invano e ne farò tesoro in tutta la mia vita" ( dalle 'Memorie' di don Bosco).

In queste parole c'è la fede grande di una mamma contadina. Davanti a suo figlio che entra in Seminario, come un contadino davanti al campo pieno di grano maturo, ha già dimenticato il lavoro, le difficoltà, le sofferenze che l'hanno accompagnata fin lì. Davanti al figlio che sta raggiungendo la prima meta sognata a nove anni, sente solo la 'consolazione', vede solo la 'fortuna' del figlio. Questa fede è stata sorretta dalla fiducia totale in Maria Santissima, alla quale ha consacrato Giovanni neonato, ha affidato Giovanni che muoveva i primi passi verso la scuola. Ma la sua fede è concreta, disincantata. Nel breve orizzonte della sua vita ha visto anche preti che hanno 'disonorato' il loro abito, la loro missione. E mette in guardia suo figlio con parole dure: piuttosto che cattivo prete, meglio non-prete. 

martedì 16 aprile 2013

Il cuore del mondo

Nel pieno della seconda guerra mondiale, circondato dall'odio delle nazioni e dalle distruzioni della guerra, von Balthasar scriveva Il cuore del mondo, un libro appassionato sull'amore di Dio. Accompagnato dalle visioni mistiche di Adrienne von Speyr, von Balthasar aveva potuto raggiungere le fonti della vita, aveva contemplato la colata d'amore che si dona in eternità e, quasi in un gioco ininterrotto, passa dal Padre al Figlio nello Spirito. E' un amore inarrestabile che porta alla creazione del mondo e dell'uomo, alla generosità di un Dio che non tiene per sé la divinità, ma viene nel mondo in incarnazione, morte e discesa agli inferi. La figura di Dio in Cristo è debole e generosa, soprattutto avvolta in una tenerezza infinita che non vuole e non può fuggire le lance e le frecce dell'uomo tracotante e violento. E questa la debolezza scelta da Dio, il cuore con il quale egli si presenta agli uomini per attrarli a sé, incurante dei rischi, come il pastore che, lasciate le novantanove pecore, va per sentieri pericolosi, per boschi ricoperti di rovi che affondano nelle sue tenere carni, e più ancora nel suo cuore, gli aculei acuminati dell'odio. In una breve nota scritta qualche mese prima della morte, von Balthasar dedicava Il cuore del mondo ai giovani. Sono d'accordo, perché si tratta di un libro di entusiasmo; penso anche, però, che come il Cantico dei Cantici Il cuore del mondo può parlare a ogni donna e uomo e risvegliare amore di dedizione e generosità.
Elio Guerriero
 
Sono trascorsi quasi cinquant'anni da quando, in un'estate passata in riva al lago della mia città natale [Lucerna, ndt], scrissi questo libro. Quel vecchio che ormai sono può solo con difficoltà valutare se il lirismo del suo stile può ancora dire oggi qualcosa a qualcuno. Tuttavia il contenuto spirituale che intendeva offrirsi in questa veste giovanile non è mutato per me lungo il corso di tanto tempo. Il ritmico battito del cuore lo percepisco identico come allora, nel chiasso del nostro mondo, non appena vi accosto l'orecchio. È forse addirittura vero che, quanto più lo si vuole sopraffare con i nostri rumori e nullità, quel ritmo si fa sentire con tanta maggiore ostinazione, fedeltà e silenzio. Alla nostra volontà di potere e alla nostra impotenza esso si manifesta come l'unità, a null' altra paragonabile, di potere e d'impotenza, in cui sta in assoluto l'essenza dell'amore. Quest'opera giovanile è dedicata soprattutto ai giovani.
Giugno 1988

 
 
Allora batti pure, o cuore dell'essere, o polso del tempo! Strumento di amore infinito! Tu ci rendi ricchi, ci rendi poi di nuovo poveri; tu ci attiri, poi ti sottrai di nuovo; ma noi siamo, ondeggianti su e giù a te aggrappati. Tu fai sentire su di noi il tuono della tua maestà, taci sopra di noi con il silenzio delle tue stelle, ci riempi e ricolmi fino all'orlo, e ci svuoti e ci scavi da sotto fino all'ultima goccia. E tuonando, tacendo, riempiendo, svuotando tu sei il Signore e noi i tuoi servi.