Non esistono parole al mondo che non siano state già scritte, all'Alba dei Tempi.......PAROLE SCOLPITE negli anfratti più profondi del cuore della Terra, nelle pieghe più morbide e levigate dell'intero universo, tra le radici della natura o tra i voli di ali celesti. Solo lo scrittore, come saggio e vecchio geografo, le sa cercare, comprendere e disegnare in pagine di eterna memoria......

I miei libri

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mercoledì 15 aprile 2015

Un cuore per la nuova Europa

 
 
Un cuore per la nuova Europa
Appunti per una biografia del beato Carlo d’Asburgo
di Oscar Sanguinetti e Ivo Musajo Somma
Edizioni D’Ettoris 2004

Invito alla lettura di Mons. Luigi Negri
Prefazione di Marco Invernizzi

La figura del beato Carlo «ultimo degli Asburgo» merita attenzione non solo perché sovrano e santo, ma anche in quanto «sovrano santo». Uomo dall’elevata vita interiore, nonché padre di famiglia, che vedrà nel suo matrimonio non solo un dovere, ma un’occasione di santificazione, l'Imperatore Carlo d’Asburgo, negli anni del suo breve regno — come Carlo I d’Austria e IV d’Ungheria — sopra ciò che rimane del Sacro Romano Impero, la vasta monarchia austro-danubiana, riuscirà a esprimere la propria santità personale anche nell'improbo ruolo di imperatore.
Nel frangente della grande guerra, primo conflitto civile europeo, Carlo è abile condottiero e valoroso soldato. Attento ascoltatore del magistero del Papa, nonché presago di un esito infelice del conflitto per i propri popoli, s'impegnerà  fino all'eroicità per cercare di porre fine "l'inutile strage", come la chiamerà Papa Benedetto XV quando la barbarie del conflitto supererà ogni limite.
In questo suo sforzo Carlo d'Asburgo si scontrerà con l'intransigenza degli ambienti politici e di alcuni "poteri forti" che vogliono, non solo la sconfitta, ma la fine degli imperi centrali e con essi di ogni superstite segno di sacralità dell'autorità politica.
 
Un libro utile per la trattazione degli eventi, dal punto di vista storico, che porteranno alla prima guerra mondiale e per il profilo, seppur breve ma efficace, di questa grande figura di Imperatore e di santo.

 

lunedì 20 ottobre 2014

Beato Rolando Maria Rivi, il martire bambino


Rolando Maria Rivi, nasce a San Valentino, frazione di Castellarano (Reggio Emilia) il 7 gennaio del 1931 in una famiglia profondamente cattolica. All’inizio di ottobre del 1942, terminate le scuole elementari, entra nel Seminario di Marola (Carpineti, Reggio Emilia) e vi rimane fino al 1944, perché, in seguito all'occupazione tedesca del paese, fu costretto a ritornare a casa. Continuò però a sentirsi seminarista e a indossare l'abito talare, nonostante il parere contrario dei genitori preoccupati per i gesti di odio antireligioso diffusi nella zona.  Il 10 aprile 1945 un gruppo di partigiani comunisti lo rapì. Mentre i genitori si recavano a lavorare nei campi, Rolando prese i libri e si allontanò, come al solito, per studiare in un boschetto, lì lo sorpresero i partigiani che gli tolsero la talare e lo torturarono. Rimase tre giorni loro prigioniero, subendo offese e violenze; poi lo condannarono a morte. Lo condussero in un bosco, presso Piane di Monchio (Modena), gli fecero scavare la sua fossa, fu fatto inginocchiare sul bordo e gli spararono due colpi di rivoltella, una al cuore e una alla fronte. Poi, della sua nera e immacolata talare, ne fecero un pallone da prendere a calci. Era venerdì 13 aprile 1945. Il suo corpo venne trovato quattro giorni dopo; aveva il volto coperto di lividi, il corpo martoriato e due ferite da arma da fuoco.
«Domani un prete di meno» questa la motivazione che venne data dal commissario politico della formazione partigiana garibaldina che uccise nel 1945 il seminarista Rolando Rivi di appena 14 anni.
"Beato Rolando Maria Rivi. Il martire bambino", il libro di Andrea Zambrano
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"Beato Rolando Maria Rivi. Il martire bambino", il libro di Andrea Zambrano
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Da allora la vicenda di Rolando Rivi è stata relegata in un ingiustificato oblio e la sua uccisione archiviata dalla vulgata come un delitto privato, fino a quando, dopo molti anni, la sua tomba è diventata meta di pellegrinaggi ed una guarigione miracolosa ne ha riportato in primo piano il martirio. Il 28 marzo 2013, ad appena sette anni dall'apertura della causa di beatificazione, papa Francesco ne ha riconosciuto il martirio in odium fidei. Il 5 ottobre 2013 Rolando Maria Rivi viene proclamato beato della Chiesa. Il suo sacrificio apre uno squarcio sui delitti del Triangolo della morte, che hanno avuto come vittime preti e religiosi in vista di un'imminente rivoluzione comunista.
 
 Il libro di Andrea Zambrano, edizioni Imprimatur,  affronta la storia di Rolando raccontando, documenti e testimonianze inedite alla mano, il pesante clima in cui il giovane seminarista si trovò a vivere e a testimoniare la sua fede. Un clima che il Pci e la vulgata resistenziale continuarono ad inquinare nonostante tre sentenze di un tribunale italiano che sancirono come Rolando non fosse una spia dei nazifascisti, ma venne ucciso per l'adesione alla sua fede in Cristo. Il lavoro di Zambrano cerca anche di dare risposte a quelle domande, spesso scomode, che hanno attanagliato la Chiesa reggiana che ha compiuto un lungo cammino di catarsi per accettare questo martirio e promuoverlo anche nel culto pubblico, lasciandosi alle spalle anni di compromessi nel nome della riconciliazione e un diffuso sentimento di disinteresse, se non di ostilità dettata da disinformazione e depistaggi, nei confronti del giovane martire. (Walter Santi su http://www.lanuovabq.it/)

giovedì 6 febbraio 2014

Il cavallo rosso

E' il romanzo capolavoro di Eugenio Corti lo scrittore che è scomparso il 4 u.s. Uscito nel maggio 1983 il libro è stato subito accolto dai lettori e dai critici non condizionati da ideologie, come un grande caso letterario; tale si è confermato con il succedersi delle edizioni. Le sue vicende romanzesche e insieme vere, si intrecciano inestricabilmente con i grandi avvenimenti che hanno sconvolto il mondo tra il 1940 e il 1974. Catturato dalla trama densissima, il lettore compie di pagina in pagina l'esperienza straordinaria consentita dalla grande letteratura: gioisce, soffre, ride, piange, cresce insieme ai protagonisti e gli altri personaggi del romanzo e, nel contempo, si accorge di diventare più chiaro a sè stesso, più consapevole del perché della vita e del significato del mondo.
(Quarta di copertina Ed. ARES)
 
 

martedì 7 gennaio 2014

Lo spirito del Natale

«Alcuni uomini», ha affermato Maisie Ward, prima editrice e poi biografa di Gilbert Keith Chesterton, «sono spinti alle riforme soprattutto dall'odio. Chesterton, invece, era spinto soprattutto dall'amore. E, più chiaramente che altrove, quest'amore brilla in tutto ciò che ha scritto sul Natale». Ogni anno infatti, in prossimità dell’Avvento, era abitudine del grande romanziere, pittore, poeta, saggista, drammaturgo e giornalista inglese Gilbert K. Chesterton (1874-1936) pubblicare pensieri, articoli o poesie su tale festività.
Della cospicua produzione letteraria che Chesterton ha dedicato al Natale, questo volume offre al lettore una selezione di testi in prosa e alcune poesie che spaziano dagli esordi letterari alla maturità. Con una sola eccezione, essi compaiono per la prima volta in lingua italiana.
In queste pagine il lettore ritroverà la stessa verve ironica delle opere maggiori che ha fatto di Chesterton il «principe del paradosso». Senza mai risultare stucchevole o serioso nelle sue considerazioni sul mistero dell'Incarnazione e sulla nascita di Gesù.
Per l'autore la festività del Natale, di cui più volte egli sottolinea il carattere intimamente familiare, è un'occasione per esplorare «i significati nascosti nell'immagine della luce del mondo» che, comparendo nel nascondimento di una grotta,«si fa sole sotterraneo». Mentre decanta le tradizioni natalizie e denuncia il tentativo di tradurre in senso umanistico, gnostico e orientaleggiante l’avvenimento della nascita di Cristo, Chesterton invita l'uomo occidentale e cristiano a non vergognarsi delle proprie radici, della propria storia legata a doppio filo a quella di Dio che si incarna e nasce nel mondo: un invito a non vergognarsi della grandezza della tradizione cristiana!
Questo libro “Lo spirito del Natale”, è pubblicato dalla “D’Ettoris Editori”, a cura del prof. Maurizio Brunetti, dell’Università degli studi di Napoli “Federico II” (con una “Prefazione” di Mons. Luigi Negri, Crotone 2013, pp. 152, € 12,90).
Come scrive monsignor Luigi Negri nella sua “Prefazione” al libro, siamo davanti ad un «eccezionale testo di Chesterton», che dà vita ad «un recupero ironico, geniale e profondissimo, dell’evento cristiano».

giovedì 21 novembre 2013

Sorpreso dalla gioia

"Sorpreso dalla gioia" è un libro autobiografico in cui Clive Staples Lewis racconta il suo passaggio dall’ateismo al cristianesimo. E' una storia, come dice l’autore, "insopportabilmente personale". E' una storia vera, la storia di una conversione che si legge senza accorgersi di percorrere una lunga strada: dai passatempi dell’infanzia alle emozioni dell’adolescenza all’inizio della maturità. Un libro scritto con passione, onestà, sincerità scaturito dalla grande capacità narrativa e poetica di questo grande ed indimenticato scrittore.

martedì 16 aprile 2013

Il cuore del mondo

Nel pieno della seconda guerra mondiale, circondato dall'odio delle nazioni e dalle distruzioni della guerra, von Balthasar scriveva Il cuore del mondo, un libro appassionato sull'amore di Dio. Accompagnato dalle visioni mistiche di Adrienne von Speyr, von Balthasar aveva potuto raggiungere le fonti della vita, aveva contemplato la colata d'amore che si dona in eternità e, quasi in un gioco ininterrotto, passa dal Padre al Figlio nello Spirito. E' un amore inarrestabile che porta alla creazione del mondo e dell'uomo, alla generosità di un Dio che non tiene per sé la divinità, ma viene nel mondo in incarnazione, morte e discesa agli inferi. La figura di Dio in Cristo è debole e generosa, soprattutto avvolta in una tenerezza infinita che non vuole e non può fuggire le lance e le frecce dell'uomo tracotante e violento. E questa la debolezza scelta da Dio, il cuore con il quale egli si presenta agli uomini per attrarli a sé, incurante dei rischi, come il pastore che, lasciate le novantanove pecore, va per sentieri pericolosi, per boschi ricoperti di rovi che affondano nelle sue tenere carni, e più ancora nel suo cuore, gli aculei acuminati dell'odio. In una breve nota scritta qualche mese prima della morte, von Balthasar dedicava Il cuore del mondo ai giovani. Sono d'accordo, perché si tratta di un libro di entusiasmo; penso anche, però, che come il Cantico dei Cantici Il cuore del mondo può parlare a ogni donna e uomo e risvegliare amore di dedizione e generosità.
Elio Guerriero
 
Sono trascorsi quasi cinquant'anni da quando, in un'estate passata in riva al lago della mia città natale [Lucerna, ndt], scrissi questo libro. Quel vecchio che ormai sono può solo con difficoltà valutare se il lirismo del suo stile può ancora dire oggi qualcosa a qualcuno. Tuttavia il contenuto spirituale che intendeva offrirsi in questa veste giovanile non è mutato per me lungo il corso di tanto tempo. Il ritmico battito del cuore lo percepisco identico come allora, nel chiasso del nostro mondo, non appena vi accosto l'orecchio. È forse addirittura vero che, quanto più lo si vuole sopraffare con i nostri rumori e nullità, quel ritmo si fa sentire con tanta maggiore ostinazione, fedeltà e silenzio. Alla nostra volontà di potere e alla nostra impotenza esso si manifesta come l'unità, a null' altra paragonabile, di potere e d'impotenza, in cui sta in assoluto l'essenza dell'amore. Quest'opera giovanile è dedicata soprattutto ai giovani.
Giugno 1988

 
 
Allora batti pure, o cuore dell'essere, o polso del tempo! Strumento di amore infinito! Tu ci rendi ricchi, ci rendi poi di nuovo poveri; tu ci attiri, poi ti sottrai di nuovo; ma noi siamo, ondeggianti su e giù a te aggrappati. Tu fai sentire su di noi il tuono della tua maestà, taci sopra di noi con il silenzio delle tue stelle, ci riempi e ricolmi fino all'orlo, e ci svuoti e ci scavi da sotto fino all'ultima goccia. E tuonando, tacendo, riempiendo, svuotando tu sei il Signore e noi i tuoi servi.
 

mercoledì 10 aprile 2013

Il Piccolo Principe

Il titolo del mio blog di lettura mi è stato ispirato proprio dal capitolo 15.mo di questo libro che, lungi dall'essere solo un libro di narrativa per ragazzi,  affronta con estrema delicatezza, armonia e candore temi come il senso della vita, dell'amore, dell'amicizia,  del rispetto per l’universo oltre che per tutti gli esseri viventi che lo popolano.
Capitolo
    Il sesto pianeta era dieci volte più grande. Era abitato da un vecchio signore che scriveva degli enormi libri.
 


     
Ecco un esploratore, esclamò quando scorse il piccolo principe.
   
Il piccolo principe si sedette sul tavolo ansimando un poco. Era in viaggio da tanto tempo.
    
Da dove vieni? gli domandò il vecchio signore.
    
Che cos'è questo grosso libro? disse il piccolo principe. Che cosa fate qui?
    
Sono un geografo, disse il vecchio signore.
    
Che cos'è un geografo?
    
È un sapiente che sa dove si trovano i mari, i fiumi, le città, le montagne e i deserti.
    
È molto interessante, disse il piccolo principe, questo finalmente è un vero mestiere!    E diede un'occhiata tutto intorno sul pianeta del geografo. Non aveva mai visto fino ad ora un pianeta così maestoso.
    
È molto bello il vostro pianeta. Ci sono degli oceani?    Non lo posso sapere, disse il geografo.
    
Ah! (il piccolo principe fu deluso) E delle montagne?
    
Non lo posso sapere, disse il geografo.    E delle città e dei fiumi e dei deserti?
    
Neppure lo posso sapere, disse il geografo.
    
Ma siete un geografo!
    Esatto, disse il geografo, ma non sono un esploratore. Manco completamente di esploratori. Non è il geografo che va a fare il conto delle città, dei fiumi, delle montagne, dei mari, degli oceani e dei deserti. Il geografo è troppo importante per andare in giro. Non lascia mai il suo ufficio, ma riceve gli esploratori, li interroga e prende degli appunti sui loro ricordi. E se i ricordi di uno di loro gli sembrano interessanti, il geografo fa fare un'inchiesta sulla moralità dell'esploratore.    Perché?
    
Perché se l'esploratore mentisse porterebbe una catastrofe nei libri di geografia. Ed anche un esploratore che bevesse troppo.
    
Perché? domandò il principe.
    
Perché gli ubriachi vedono doppio e allora il geografo annoterebbe due montagne là dove ce n'è una sola.    Io conosco qualcuno, disse il piccolo principe, che sarebbe un cattivo esploratore.
    
È possibile. Dunque, quando la moralità dell'esploratore sembra buona, si fa un'inchiesta sulla sua scoperta.    Si va a vedere?    No, è troppo complicato. Ma si esige che l'esploratore fornisca le prove. Per esempio, se si tratta di una grossa montagna, si esige che riporti delle grosse pietre. 

   
All'improvviso il geografo si commosse.
    
Ma tu, tu vieni da lontano! Tu sei un esploratore! Mi devi descrivere il tuo pianeta!    E il geografo, avendo aperto il suo registro, temperò la sua matita. I resoconti degli esploratori si annotano da prima a matita, e si aspetta per annotarli a penna che l'esploratore abbia fornito delle prove.
    
Allora? interrogò il geografo.
    
Oh! da me, disse il piccolo principe, non è molto interessante, è talmente piccolo. Ho tre vulcani,
due in attività e uno spento. Ma non si sa mai.
    
Non si sa mai, disse il geografo.
    
Ho anche un fiore.
    
Noi non annotiamo i fiori, disse il geografo.
    
Perché? Sono la cosa più bella.    Perché i fiori sono effimeri
    
Che cosa vuoi dire "effimero"?    Le geografie, disse il geografo, sono i libri più preziosi fra tutti i libri. Non passano mai di moda. È molto raro che una montagna cambi di posto. È molto raro che un oceano si prosciughi. Noi descriviamo delle cose eterne.    Ma i vulcani spenti si possono risvegliare, interruppe il piccolo principe. Che cosa vuol dire "effimero"?    Che i vulcani siano spenti o in azione, è lo stesso per noi, disse il geografo. Quello che conta per noi è il monte, lui non cambia.    Ma che cosa vuol dire "effimero"? ripeté il piccolo principe che in vita sua non aveva mai  rinunciato a una domanda una volta che l'aveva fatta.
    
Vuol dire "che è minacciato di scomparire in un tempo breve".
    
Il mio fiore è destinato a scomparire presto?    Certamente.
   
Il mio fiore è effimero, si disse il piccolo principe, e non ha che quattro spine per difendersi dal mondo!
E io l'ho lasciato solo!     E per la prima volta si senti pungere dal rammarico. Ma si fece coraggio:
    
Che cosa mi consigliate di andare a visitare?
    
Il pianeta Terra, gli rispose il geografo. Ha una buona reputazione...
   
E il piccolo principe se ne andò pensando al suo fiore.